Le ricerche hanno coinvolto ben 27 Paesi nella perlustrazione di 60 mila chilometri quadrati d’acqua, che purtroppo non hanno portato ai risultati sperati. Tony Abbott: “Le ricerche non possono andare avanti per sempre”

Aereo disperso, ancora nessuna traccia

Un anno fa il volo MH370 della Malaysia Airlines partiva da Kuala Lumpur con destinazione Pechino, una destinazione mai raggiunta. L’Mh370, con a bordo 239 persone tra passeggeri ed equipaggio, è scomparso infatti dai radar solo 40 minuti dopo il suo decollo. È svanito nel nulla, forse nell’Oceano Indiano e oggi, a un anno esatto dalla tragedia, il mistero è ancora integro.

Per i familiari dei passeggeri, di cui 150 erano cinesi, l’angoscia e la rabbia non è ancora finita, e nonostante la Malaysia Arlines abbia annunciato che tutti quelli a bordo sono morti, alcune mogli aspettano di avere ancora qualche notizia riguardo ai loro mariti, che hanno visto per l’ultima volta l’8 marzo del 2014. Molti credono che ci sia sotto qualcosa di losco e quasi nessuno ha accettato il risarcimento di 50 mila dollari, convinti appunto che i loro familiari non siano morti.

Nelle ricerche del volo MH370 si sono impegnati ben 27 Paesi, quasi contemporaneamente, tra cui Germania, Francia, Stati Uniti, Cina, Malaysia e Australia. Ora sono in mano ad un’azienda privata, l’olandese Fugro che ha vinto la gara indetta da Malaysia e Australia. Il totale per le ricerche cui hanno contribuito un po’ tutti, ma in maggior parte l’Australia, sembra sfiorare un miliardo di dollari, somma che è servita per la perlustrazione di 60 mila chilometri quadrati d’acqua, al largo dell’Australia. Ma la settimana scorsa il premier australiano Tony Abbott ha dichiarato che non si potrà andare avanti ancora per molto per la ricerca dell’aereo, che vede impegnati al momento 4 navi, e probabilmente saranno concluse a maggio. Poi gli altri Paesi decideranno cosa fare.

L’aereo potrebbe aver avuto un guasto al motore e modificato la rotta verso il mare per volare fino all’esaurimento del carburante. Ma ci sono altre ipotesi che potrebbero aver portato a questo sconvolgente epilogo: l’ipotesi del terrorismo, che era la prima in assoluto e ancora oggi non è da escludere del tutto, in cui si pensava che l’aereo fosse rimasto vittima di un attentato o di un dirottamento per il mandato di gruppi islamici o gruppi uiguri, che però non hanno rivendicato nulla; e l’ipotesi politica, secondo cui potrebbe essere stato il pilota, Zaharie Ahmad Shas, o il copilota, Fariq Abdul Hamid, ad aver causato tutto ciò volontariamente per sfidare le autorità malesi (il pilota era un sostenitore del leader dell’opposizione Anwar Ibrahim che adesso si trova in carcere). Un’altra possibile ipotesi potrebbe essere quella del suicidio, ma per nessuna delle ipotesi ci sono prove e conferme, quindi il mistero sembra rimanere ancora tale, e forse lo sarà per sempre.