Nonostante i continui dissapori sul fronte politico, economico e militare, il presidente russo cerca di placare i toni: “Improbabile una guerra tra Russia e Ucraina. Spero non succeda mai”

Putin

Non si fermano i dissapori tra l’Ucraina e la Russia, né sul fronte militare, né su quello economico. La società energetica ucraina Naftogaz ha accusato la Russia di aver fornito all’Ucraina solamente 47 dei 114 milioni di metri cubi di metano che Kiev aveva richiesto e pagato anche in anticipo lo scorso giovedì. Problemi anche sugli accordi di Minsk 2 per il ritiro delle armi pesanti che mette in serie difficoltà le forze dell’ordine ucraine, il quale sostengono di non poter ancora cominciare col ritiro delle armi perché i ribelli bombardano continuamente le loro postazioni. Lo hanno fatto addirittura 12 volte solo durante la notte.

In politica invece Vladimir Putin tenta di placare i toni riferendo che una guerra tra Ucraina e Russia sia alquanto “improbabile”. “Penso che un tale scenario apocalittico sia improbabile e spero che questo non accada mai. Un grande Paese europeo come l’Ucraina dovrebbe innanzitutto riportare la situazione alla normalità, rimettere in piedi l’economia, le interazioni sociali e riprendere le relazioni con il sud est del Paese in maniera civile, assicurando la difesa dei diritti ed interessi legittimi della gente nel Donbass”, ha aggiunto il presidente russo intervistato dalla tv di Stato. Putin non cede però sulla Crimea. Poroschenko aveva assicurato poco prima che lo Stato ucraino ristabilirà il proprio controllo sul territorio occupato, anche se non con poche difficoltà, e il presidente russo definisce tutto ciò come “un atto cinico destinato alla conquista violenta della Crimea” e che “le persone che vivono in Crimea, hanno fatto la loro scelta, che deve essere trattata con rispetto”. E quindi per Putin la Crimea “rimane come era, con russi, ucraini, tatari di Crimea, greci e tedeschi. Sarà una casa per tutte queste persone”, ha detto.

In più Vladimir Putin smentisce la voce secondo cui le armate russe siano state coinvolte nella strage di Maidan nel febbraio del 2014. A puntare il dito contro di lui e a risollevare il polverone è stato proprio il presidente ucraino dopo che un documentario della Bbc induceva a sospettare di alcuni insorti che avrebbero sparato sulla polizia dal Conservatorio nella mattina del 20 febbraio, riaccendendo nuove violenze che hanno portato poi alla morte di decine di persone presenti in piazza a protestare.