Il presidente del Venezuela inizia una dura offensiva contro gli Usa annunciando il visto obbligatorio per i cittadini americani, restrizioni alle attività dei diplomatici Usa a Caracas e una lista nera di dirigenti che non potranno mettere piede nel suo Paese

Nicolas-Maduro

Scalpore per le dichiarazioni del presidente del Venezuela Nicolas Maduro. Il leader, erede di Hugo Chavez, ha annunciato di aver arrestato diversi cittadini statunitensi che si trovavano nel paese per reclutare persone in vista di un possibile golpe. Tra loro anche un pilota di cui non ha voluto rivelare le generalità. Al termine di una folta manifestazione ha dichiarato una nuova serie di difesa antimperialista che prevede il visto obbligatorio per cittadini statunitensi, restrizioni alle attività dei diplomatici Usa a Caracas e persino una lista nera di dirigenti degli stati Uniti che non potranno mettere piede nel Paese che governa.

“Noi lanciamo una lotta totale contro l’imperialismo americano!”, ha sentenziato Maduro aggiungendo che il numero dei funzionari dell’ambasciata Usa nella capitale venezuelana verrà ridotto perché “loro ne hanno 100 e noi 17, vogliamo l’uguaglianza!”. Inoltre i diplomatici statunitensi non potranno più tenere riunioni con politici venezuelani senza l’autorizzazione del suo governo.

Si lancia contro il Presidente Barack Obama, ma come puntualizza, “non quello di Chicago, che sognava di cambiare il mondo, ma quello a capo della potenza mondiale”: “Ebbene si è lasciato mettere in un vicolo cieco dai suoi collaboratori”. Maduro ha quindi accusato i dirigenti dell’amministrazione Usa di partecipare a trame golpiste contro il suo governo, assicurando di essere in possesso di “prove indiscutibili, documenti e foto” che dimostrano l’esistenza di piani sovversivi contro il governo venezuelano. Gli Usa sono inoltre accusati di violare il diritto internazionale con la loro “costante intromissione” nelle loro faccende. Così, come già anticipato, l’erede di Hugo Chavez, per confermare le sue ipotesi, ha annunciato gli arresti di 15 statunitensi accusati di spionaggio e reclutamento di venezuelani.

Josè Miguel Insulza, segretario dell’organizzazione degli stati americani (Osa), e Tabarè Vazquez, presidente eletto uruguaiano, sono stati invitati a Caracas da Maduro per poter constatare la veridicità delle sue accuse grazie alle prove in suo possesso.

I membri dell’opposizione sono molto scettici riguardo alle sue dichiarazioni perché convinti che sia soltanto un modo per distogliere l’attenzione dai problemi economici in cui si trova il paese.