Il padre lo difende assicurando che sia un ragazzo tutto casa e moschea. In realtà aveva progettato nei minimi dettagli di far saltare il Campidoglio e sparare alla folla. Fbi sventa in tempo l’attacco

christopher lee cornell

Allarme terrorismo negli Stati Uniti. Ad essere preso di mira il Campidoglio americano, dove un ventenne dell’Ohio , arrestato in tempo, aveva minacciato di farlo saltare in aria insieme ai funzionari governativi. Il giovane portava con sé ben 600 munizioni, due armi semi-automatiche e le istruzioni per poter fabbricare un ordigno. Ispirato dall’Isis, voleva terminare un piano per far esplodere alcune bombe artigianali dentro al palazzo del Congresso, a Washington. Dopo avrebbe sparato sulle persone, inneggiando l’estremo Islam. Per fortuna l’Fbi è intervenuto prima che potesse compiere il folle gesto.

Simpatizzante dichiarato dello Stato Islamico, il giovane Christopher Lee Cornell, che si fa chiamare Raheel Mahrus Ubaydah, adesso è accusato di tentato omicidio e possesso illegale di armi da fuoco.
Da alcuni riferimenti dei media americani, sembra che l’Fbi era stata allertata in tempo da alcuni tweet postati da Cornell dove esprimeva tutto il suo sostegno alla jihad, con pubblicazioni di video e commenti positivi riguardo altri attacchi in giro per il mondo. Così, l’Fbi ha deciso di stabilire qualche contatto con lui, grazie all’infiltrazione di un uomo che, in cambio dello sconto di pena su un altro crimine commesso, ha accettato di fingersi, come Cornell, un simpatizzante del jihadismo.
Il piano del ventenne sarebbe stato fermato dopo che l’ infiltrato dell’Fbi ha contattato Cornell su twitter, quando ne aveva letto i messaggi pro-isis. Era il 29 agosto quando il giovane ha comunicato all’informatore di voler portare a termine da solo il suo piano, dopo che era stato bocciato da persone che aveva contattato all’estero. “Credo che dovremmo inneggiare alla jihad da soli e pianificare un attentato”, gli aveva detto. A metà ottobre quindi fissano un altro appuntamento, dove Cornell gli spiega di aver bisogno di armi e di voler fabbricare una bomba, e ancora l’11 novembre per stabilire meglio i dettagli all’attacco al Congresso, di cui ne considera nemici i membri. All’inizio di questa settimana aveva acquistato le armi per compiere oggi l’attacco. Dal Dipartimento della Giustizia hanno precisato che il suo piano era solo nella fase iniziale e che il pubblico non è mai stato in reale pericolo.

John Cornell, padre del ragazzo, ne prende le difese: “Mio figlio? era un mammone. Non è un terrorista, è un ragazzo tutto casa e moschea”. E quando lo informano degli acquisti in armeria di un M-15 e di 600 munizioni risponde: “No, non si tratta di lui. Vogliono dipingerlo a forza come un terrorista”.