Una visione piuttosto "schizofrenica" del divieto della pubblicità sul gioco

La problematica della pubblicità sul gioco d’azzardo a mezzo delle TV è forte, perché indubbiamente tocca quella parte giovane degli spettatori che più facilmente “rimane attaccata alla televisione” quando vi sono eventi di sport ed anche particolarmente portata a seguire spesso questo mezzo. Giusto, quindi, che debba esistere una regolamentazione che vieti alla TV di trasmettere pubblicità sul gioco, come la pubblicità per i casino online con bonus, che può farne “fraintendere” il compito: pubblicità a volte “ammaliante e coinvolgente” ancor chè presentata da personaggi femminili bellissimi ed accattivanti.

Giuste anche, di conseguenza, le interpellanze parlamentari quando richiedono la tempistica dell’emissione del decreto attuativo che imponga uno stop “reale” alla pubblicità nelle fasce protette sulle televisioni e nelle radio generaliste e se detto decreto offrirà anche tutela durante le trasmissioni sportive e quelle a “più di alto indice di audience”. Questa nuova interrogazione presentata alla Camera sulla pubblicità sottolinea, ancora una volta, che in sostanza del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo non “si trova traccia, posto che manca al momento il relativo decreto attuativo”.

Fatta questa premessa doverosa nei confronti di chi si occupa di sollecitare il Governo su tematiche così importanti, sopratutto per la parte giovane della nostra popolazione, bisogna anche dare atto della risposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, che sottolinea sunteggiando: “la Legge n.208 del 2015 stabilisce il divieto della pubblicità dalle ore 7 alle ore 22 di ogni giorno, nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste e riguarda tutte le trasmissioni, comprese anche quelle sportive e quelle di più alto gradimento del pubblico. Sono esclusi dal divieto i media specializzati”.

Il Ministro fa altrettanto presente che il conseguente decreto attuativo è stato emanato in data 9 luglio 2016 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: il Governo, quindi, ha risposto in modo adeguato ed immediato alla richiesta pressante di salvaguardia della salute ed alla tutela dei minori rispetto alla “propaganda pubblicitaria audiovisiva del mondo del gioco d’azzardo con vincita in danaro” e questo anche nel rispetto dei principi sanciti dall’Europa.

Ma chi ha presentato gli emendamenti esprime assai poca soddisfazione per un decreto che non è mai stato applicato: e ci si domanda che senso abbia mai “l’applicazione mancata” relativa ad un punto così importante come quello che riguarda il divieto della pubblicità. Questo rappresenta, par di poter dire, che il modo di vedere questo decreto e la sua realizzazione mai avvenuta, sia alquanto schizofrenico e che si faccia anche “beffa di ciò che è il senso comune della gente”: ora che l’Esecutivo si lodi di aver fatto la norma, emanato il decreto attuativo e che poi nessuno si accorga che questo decreto esista sembra sinceramente un paradosso assurdo.

E si pensa anche, e ad essere “maligni” ogni tanto ci si piglia, che il Ministro Padoan si sia personalmente accorto che recentemente in alcune trasmissioni sportive ci sia stato oggetto di pubblicità il gioco d’azzardo: da qui si può parlare di visione schizofrenica della tematica della pubblicità sul gioco, sul suo decreto e sulla sua applicazione “realistica”. Probabilmente chi studia ed approva una norma, e non verifica che questa venga applicata, fa un grave errore come quello che si imputa al Ministro Padoan che probabilmente sa bene che il famoso decreto fiscale sui giochi non è mai uscito e di fatto anche questa legge di bilancio che pur contiene alcuni riferimenti ai giochi non lo contempla, quasi completamente.