L’offensiva totale su Mariupol, roccaforte di Kiev, era stata annunciata dal presidente dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko. Il premier ucraino accusa i ribelli filo-russi di aver reso carta straccia il negoziato di pace

mariupol
Decine e decine di persone si sono riunite spontaneamente in Piazza Maidan, a Kiev, per dare l’ultimo saluto, con un minuto di silenzio, alle vittime dell’attacco di Mariupol, nell’Ucraina orientale. Anche in questa vicenda le autorità di Kiev e i separatisti si accusano a vicenda, senza prendersi né l’uno né l’altro la responsabilità di quanto accaduto. “È molto triste sapere che dei civili stanno morendo per mano di un Paese vicino, che abbiamo considerato come se fosse un caro parente per molto tempo. Stanno morendo persone come me e mio figlio”, ha detto Anna Murina, una residente di Kiev. “Sono crimini orribili contro l’umanità”, ha denunciato il premier ucraino puntando il dito contro i ribelli. “Chiedo la convocazione di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Russia ha stracciato non solo gli accordi di Minsk, ma ha infranto tutti i principi fondamentali sul piano umanitario e del diritto internazionale”, ha aggiunto Arseniy Yatsenyuk.

La strage su Mariupol si è compiuta sabato 24 gennaio, all’indomani dell’annuncio dei separatisti di non avere nessuna intenzione di riprendere i negoziati di pace. Su Mariupol, città industriale di 500.000 abitanti, affacciata sul Mare di Azov, nella regione di Donetsk, sono piovuti razzi Grad distruggendo alcune case e colpendo un mercato. Il bilancio ufficiale del bombardamento è di almeno 27 civili morti e 97 feriti. Tra i morti ci sono anche un bambino di soli cinque anni e altri sette minorenni. I testimoni hanno riferito che tutta la città è sotto shock, con black-out della telefonia mobile e l’impossibilità di raggiungere il quartiere bombardato per rassicurarsi sullo stato di salute dei parenti. L’agghiacciante scenario si può attestare dalle foto che circolano sui circuiti internazionali, dove si vedono cadaveri abbandonati nelle strade, coperti con giacche o lenzuoli, e gente costretta a passargli vicino come se niente fosse.

La ‘totale offensiva contro Mariupol’, roccaforte di Kiev nell’Ucraina orientale, era stata annunciata dal presidente dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Aleksandr Zakharcenko. “Con la volontà di Dio in un paio di giorni conquisteremo la città di Debaltseve. Questo sarà il miglior monumento a tutti i nostri caduti, la nostra miglior vendetta”, aggiunge con durezza Zakharcenko, capo dei separatisti filo-russi, facendo riferimento all’attacco di giovedì scorso su Donetsk, quando hanno sparato alcuni colpi di mortaio contro i soldati ucraini, uccidendo 13 persone.