Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha chiarito che per vincere l’estremismo islamico ‘bisogna agire su ogni fronte non solo dal punto di vista militare, ma anche di forze di sicurezza, attraverso la condivisione dell’intelligence, andando a colpire le cause’

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‘L’estremismo islamico deve cessare di esistere’ e tanti Paesi sono all’opera per far si che questo succeda. Diverse personalità politiche mondiali hanno discusso al World Economic Forum di Davos di questa piaga sociale, per cercare di trovare una soluzione e porre fine alle azioni spregevoli dei jihadisti dello Stato Islamico. “ I terroristi vogliono dividerci, ma di fatto le loro azioni hanno l’effetto opposto, quello di unirci”. Queste le parole del segretario di Stato Usa, John Kerry , che ha poi aggiunto: “Dobbiamo agire su ogni fronte non solo dal punto di vista militare, ma anche di forze di sicurezza, attraverso la condivisione dell’intelligence, andando a colpire le cause”. “Il mondo civile non indietreggerà di fronte alla violenza. Nessuna ragione storica, religiosa, politica, di svantaggio economico o di ambizione personale può giustificare il massacro d’un bambino”, ha detto dopo aver citato il caso delle 14 ragazzine trovate a Kano imbottite di esplosivo, e altri recenti casi analoghi di bambini kamikaze. “Liberare l’Iraq dai suoi invasori sarà il primo passo per vincere la battaglia contro il terrorismo”, ha spiegato. Poi ha nominato più volte Boko Haram annunciando che si recherà nei prossimi giorni in Nigeria perché ‘per battere il terrorismo bisogna prima conoscerlo’. “Non c’è una religione che richiede sangue. Il terrorismo deriva da un’errata e stolta interpretazione dell’Islam”, ha proseguito. Ed è proprio per questo, secondo Kerry, che non bisogna solo combattere il terrorismo sui campi di battaglia, ma vincerlo nelle scuole, nei luoghi di lavoro, e nella stabilità dei governi interessati da infiltrazioni. Il capo della diplomazia statunitense ha poi concluso così il suo intervento al WEF di Davos: “Per alcuni, il nostro intero sistema sta collassando, ma io vedo il contrario. Vedo Paesi che fanno accordi commerciali, sostengono la battaglia a Ebola, aiutano l’Ucraina, si muovono per un accordo di pace. In passato abbiamo combattuto dure battaglie e le abbiamo vinte. Ora è il momento di combattere per i nostri valori e per la prevalenza dei diritti e dobbiamo far nostre le immagini di Parigi e del massacro della scuola di Peshawar”.

Solo poche ore prima il presidente francese Francois Hollande aveva esortato tutti i Paesi ad unirsi alla lotta al terrorismo e andare fino in fondo perché ‘ogni Paese del mondo può essere colpito dal terrorismo’. Facendo riferimento alle stragi della redazione di Charlie Hebdo e dell’ipermercato kosher di Parigi, Hollande ha detto: “Non è stata attaccata solo la Francia ma la nostra capacità di convivenza e libertà. La risposta al terrorismo deve essere globale e coinvolgere gli Stati, i grandi gruppi e il sistema finanziario, in modo che ai terroristi non arrivino più fondi”.