La cellula era composta almeno da 16 persone: due di loro sono rimasti uccisi nell’attentato al Bardo, un altro è in fuga e ricercato da centinaia di agenti, mentre il capo che si è occupato dell’organizzazione dell’attacco è stato preso stamattina dalla polizia tunisina

Attentato

L’Isis ha rivendicato l’attentato al Museo del Bardo a Tunisi che ha costato la vita a 18 turisti occidentali e proprio oggi si rafforza sempre di più l’ipotesi che dietro ci siano i fondamentalisti dello stato islamico. Le forze di sicurezza tunisine hanno fermato il capo della cellula che ha ideato l’attacco, che risulterebbe essere composta almeno da 16 persone. Il suo nome non è stato ancora reso noto, ma da quanto riportato risulta essere un tunisino da tempo residente in Belgio e il suo compito è stato quello di coordinare, di fornire armi e preparare l’attacco. Del gruppo di terroristi facevano parte anche due tunisini tornati in patria dalla Siria, dove avevano combattuto al fianco dei jihadisti. Non è chiaro se i due possano essere gli attentatori rimasti uccisi al museo, ma accanto a loro, come confermato dal presidente tunisino Beji Caid Essebsi, c’era un terzo uomo, adesso in fuga e ricercato da centinaia di agenti. Il suo nome è Maher bin Al-Moulidi Al-Qaidi e sarebbe collegato ai commercianti di frutta e verdura che avevano coperto i due attentatori nelle settimane di preparazione all’attacco.

La cellula era divisa in 4 gruppi, ognuno con un compito prestabilito: il primo doveva individuare gli obiettivi e reperire informazioni utili; il secondo era incaricato della logistica e degli esplosivi; il terzo aveva invece il compito di agire; mentre il quarto doveva filmare il folle gesto per postare in un secondo momento il video in rete e rivendicare così l’attacco terroristico.