I sopravvissuti al tragico naufragio hanno raccontato che moltissimi migranti, prima di imbarcarsi sul peschereccio, sono stati picchiati selvaggiamente con dei bastoni dai trafficanti perché non obbedivano ai loro ordini. Secondo la Procura il naufragio è stato causato da manovre errate e dal sovraffollamento del peschereccio

migranti

Atti di “inumana violenza” ai danni dei migranti indifesi. È quanto emerge dall’inchiesta sul naufragio in Libia. Un esempio è quello del ragazzo ucciso su un gommone mentre raggiungeva il peschereccio, poi affondato, semplicemente perché si era alzato senza permesso. Il suo cadavere sarebbe stato poi gettato in mare. La Procura di Catania che indaga con la polizia di Stato ha riportato anche un altro terribile episodio di violenza, in cui diversi migranti sono stati stipati in una fattoria in attesa di imbarcarsi sul peschereccio: “Picchiati selvaggiamente con dei bastoni perché non obbedivano agli ordini dei trafficanti”. Addirittura, da quanto riporta la Procura, le bastonate avrebbero provocato alcuni decessi, mentre altri sarebbero morti di stenti.

Intanto alcuni sopravvissuti, hanno raccontato nell’ambito delle indagini, che il naufragio del barcone è stato causato da errate manovre del comandante del peschereccio e dal sovraffollamento dell’imbarcazione, caricata fino all’inverosimile.

La Procura di Catania riferisce inoltre che i migranti, inizialmente, erano tra i mille e milleduecento, “sono stati poi portati con furgoni fino alla costa e qui trasbordati a mezzo di un gommone di grosse dimensioni sul peschereccio”. Provenivano da diversi Paesi e ognuno di loro ha pagato somme diverse (dai 700 ai 7mila euro) per il viaggio della speranza diretto in Italia. Poco chiaro ancora il perché di tali differenze, ma sembra che chi abbia pagato di meno sia stato rinchiuso nella stiva. Per questo motivo il comandante della nave e il suo aiutante sono stati accusati anche di sequestro di persona, oltre che di naufragio, omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.