I terroristi operavano in Sardegna e da alcune intercettazioni risulta che progettavano imminenti attacchi al Vaticano. Emesse ordinanze di custodia cautelare in carcere a diciotto tra pachistani e afgani

blitz contro al qaida

Operazioni antiterroristiche effettuate dalla Polizia di Stato in ben sette province italiane nei confronti di una cellula legata ad Al Qaida. La base operativa del network terroristico si trovava in Sardegna. Ad indagare la Procura distrettuale di Cagliari, coordinata dal Servizio centrale antiterrorismo (Sca) della Direzione centrale della polizia di prevenzione, che coinvolge le Digos delle sette province italiane.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse in carcere sono diciotto, nove delle quali eseguite nei confronti di 8 pachistani e di un afgano. Altri tre sono ancora ricercati, mentre altri risultano emigrati all’estero. Diversi degli indagati sono accusati di atti di terrorismo e sabotaggi in Pakistan, inclusa la sanguinaria strage nel mercato cittadino Meena Bazar il 28 ottobre del 2009, dove sono stati fatti saltare in aria cento cittadini. Dalle intercettazioni risultano inoltre ipotesi di imminenti attacchi al Vaticano. In merito il portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, assicura di non allarmarsi: “Da quel poco che si dice sembra una ipotesi del 2010 senza seguito. Quindi la cosa non è oggi rilevante e non è motivo di particolari preoccupazioni”. “Siamo tutti esposti e abbiamo tutti paura ma il Papa è molto tranquillo in questo, basta vedere come incontra le persone con grande lucidità e serenità”, ha detto invece il segretario di Stato Vaticano, card. Parolin. “Il timore più grande è quello che possano essere coinvolte persone innocenti in attentati. Non mi sembra però di percepire in Vaticano una preoccupazione esagerata, certo bisogna stare attenti”, ha aggiunto.

Dalle indagini è emerso che il ruolo principale nell’organizzazione fondamentalista era ricoperto da un dirigente del movimento pietistico “Tabligh Eddawa” («Società della Propaganda»). L’uomo, forte della sua autorità religiosa di Imam e formatore coranico, operava tra Brescia e Bergamo, stimolando la raccolta di fondi presso le comunità pakistano-afghane, radicate nel nostro territorio.

La cellula terroristica smantellata dalla Polizia di Stato aveva il compito di alimentare la rete criminale, introducendo illegalmente in Italia cittadini pachistani o afgani, smistati in certi casi anche in alcuni Paesi del nord Europa. Inoltre grazie alla Digos di Sassari sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden.