Soddisfatto Pietro Grasso: “Finalmente, dopo tanti, troppi rinvii, siamo riusciti a dare avvio al dibattito sulla corruzione, un fenomeno che mette in pericolo la democrazia”. Tensione nella maggioranza per il prolungamento della prescrizione dei reati. Alfano: “Se uno viene indagato e poi assolto dopo 22 anni che gli frega di essere assolto?”

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Oggi si vota al Senato il ddl che rende più dure le pene per i reati di corruzione. Il provvedimento riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, inasprisce le pene principali e accessorie per i reati di corruzione indebita, induzione e peculato. Inoltre sono previsti obblighi di riparazione tra Autorità anticorruzione, Procure e Tribunali amministrativi regionali. Prevista un’area di non punibilità per fatti di lieve entità riguardanti società non quotate.

Il presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto a Montecitorio al convegno su “Il contrasto alle mafie nella dimensione nazionale, regionale e sociale”, si dice molto soddisfatto per l’approdo in aula del provvedimento. “Finalmente in questi giorni, dopo tanti, troppi rinvii, siamo riusciti a dare avvio al dibattito parlamentare alla legge sulla corruzione, un fenomeno che mette in pericolo la democrazia”, ha annunciato Grasso con la speranza che il ddl sia approvato entro il fine settimana. “Per sconfiggere la corruzione, il principale strumento utilizzato dalle mafie per garantire i propri affari, bisogna ridurre le opportunità criminali inavvertitamente generate da legislazioni caotiche e ridondanti, soprattutto in materia di appalti e di procedure pubbliche”, ha aggiunto.

Intanto la Camera ha votato già per una prescrizione più lunga per i reati di corruzione e pedofilia, con 274 sì, 26 no e 121 astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fdi, Per l’Italia-Centro democratico e Scelta civica. A votare contro invece Lega Nord, Forza Italia e Psi. M5s, Sel e Area popolare (i centristi Ncd-Udc) si sono astenuti. E la tensione non si placa all’interno della maggioranza, che si spacca sull’allungamento dei tempi di prescrizione sancito dall’articolo 1 del ddl. Gli alfaniani hanno prima annunciato il no, poi si sono astenuti sul voto finale “in attesa di quanto accadrà al Senato con la seconda lettura”. “Se uno viene indagato e poi assolto dopo 22 anni, che gli frega di essere assolto?”, si chiede il leader del Ncd Angelino Alfano, decisamente contrario all’allungamento dei tempi di prescrizione. “Il punto è la durata dei processi: il cittadino deve sapere che c’è un momento in cui lo Stato dice basta perché non ce la fa a dimostrare la colpevolezza” ha aggiunto.