Dati scioccanti rinvenuti dalla Sapienza di Roma ci avvertono che 440 specie animali, tra cui tigri, rinoceronti e panda, potranno estinguersi entro il 2050 a causa dell’attuale modello di sviluppo socio-economico

panda

Lo studio coordinato dall’Università “La Sapienza” di Roma, col coinvolgimento di ricercatori appartenenti a 10 gruppi di ricerca internazionale e pubblicato sulla rivista Conservation Letters, è giunto ad una triste conclusione: se l’uomo non cambierà al più presto l’attuale modello di sviluppo socio-economico potrebbero estinguersi entro il 2050 ben 440 specie animali, tra cui tigri, panda e rinoceronti. A queste si aggiungerebbero quelle già minacciate oggi, nessuna delle quali riuscirebbe a migliorare il proprio status di conservazione se si continua con le continue politiche globali di “sviluppo”. “La crescente domanda globale di oggi di cibo, acqua ed energia viene soddisfatta aumentando la produttività agricola e l’utilizzo di combustibili fossili e di altre risorse”. Lo ha spiegato il co-autore Thomas Brooks, dell’Head of Science and Knowledge, aggiungendo quanto tutto ciò possa avere un elevato costo ambientale che non giova in alcun modo sugli animali.

I tassi sempre crescenti delle emissioni di CO2 e delle pratiche di deforestazione sono considerati il nemico numero 1 per la scomparsa di una specie su quattro di carnivori e ungulati. Una verità che potrebbe verificarsi entro appena 35 anni da adesso. Ma per evitare che succeda questo smisurato disastro ambientale i ricercatori hanno spiegato che bisogna ricorrere a quello che viene definito “Consumption Change”, ossia uno scenario alternativo che stabilisce i livelli di consumo di risorse necessari a raggiungere una serie di obiettivi finali, attraverso l’utilizzo di modelli socio-economici, biofisici ed ecologici. Lo ha annunciato Piero Visconti, ricercatore affiliato presso La Sapienza e il Microsoft Research di Cambridge: “Abbiamo scoperto che uno scenario alternativo esiste ed è in grado di eradicare fame e povertà e di migliorare il benessere umano in generale, raggiungendo al contempo un miglioramento dello stato di conservazione della biodiversità”. Visconti ha spiegato che sono diversi gli ambiti su cui operare. Innanzitutto bisogna cominciare dall’accesso alle risorse alimentari, energetiche e idriche da parte delle fasce più povere della popolazione umana, che dovrà aumentare fino a raggiungere gli obiettivi per lo sviluppo stabiliti dalle Nazioni Unite. Poi bisogna adottare il giusto contenimento della produzione di scarti agricoli post-produttivi e adottare una dieta più salutare assumendo meno carne. In questo modo si ridurranno i consumi e le emissioni pro-capite nei paesi più sviluppati. “Questa è la prima volta in cui si dimostra che le azioni individuali per il raggiungimento di uno stile di vita più sostenibile, come ad esempio il ridotto consumo di carne, possono avere nel loro insieme un enorme impatto per la biodiversità del mondo”, ha detto Carlo Rondinini, coordinatore del laboratorio Global Mammal Assessment.