Continuamente umiliato dal datore di lavoro per essere gay e costretto ad avere rapporti sessuali con prostitute per dimostrare di non esserlo. Arcigay: “Questa violenza inaudita ricorda quelle dei campi di sterminio”

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Un cuoco gay, di 40 anni, è stato ricattato dal proprio datore di lavoro e costretto ad avere rapporti sessuali con una prostituta, per dimostrare di non essere omosessuale. Pena il licenziamento. Il pover’uomo in questi tempi di crisi, per non perdere il posto di lavoro ha deciso di andare contro se stesso e piegarsi al ricatto, dopo essere stato umiliato precedentemente più volte davanti ad altri dipendenti. La vicenda è stata denunciata dai giornali locali di Rimini e dallo stesso cuoco, che dopo due settimane dall’accaduto è stato licenziato ugualmente. Il caso di quest’uomo, che tra l’altro è invalido civile all’80% per disturbi dell’umore e bipolarismo, è stato condannato duramente da Arcigay di Rimini: “Questa incredibile violenza ricorda quelle che si praticavano nei campi di sterminio nazisti ai danni di centinaia di migliaia di omosessuali imprigionati, che venivano costretti con la forza ad avere rapporti con prostitute per ‘guarirli'”, ha dichiarato Marco Tonti, vicepresidente di Arcigay. Il rappresentante della storica associazione per i diritti degli omosessuali ha anche espresso tutta la sua solidarietà alla persona colpita da tale violenza, offrendogli aiuto e sostegno per superare la difficile situazione, e lanciando un appello a tutti i ristoranti riminesi per assumerlo in caso di un posto vacante. “Anche se qualcuno lo nega, l’omofobia in Italia esiste eccome e si manifesta anche attraverso il branco come in questo caso. E’ necessario introdurre il reato di omofobia perché se quell’uomo non fosse stato gay (o percepito come tale) nulla di tutto ciò sarebbe successo, ed è quindi chiaro che l’omofobia è la causa specifica e unica di questa violenza”, ha concluso Tonti.