Hanno votato sì al Ddl Boschi Pd, Ap, Per l’Italia, Scelta Civica e Minoranze linguistiche; no di FI, Lega, Fdi-An, ex 5 stelle di Alternativa Libera e SEL. Il M5S non si presenta in aula, spaccatura all’interno di FI

PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Terzo sì alla Camera, con 357 Sì, 125 no e 7 astenuti, al ddl Boschi. La riforma costituzionale che prende appunto il nome del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi torna all’esame del Senato per l’avvio della seconda lettura, avendo ottenuto solo 375 sì, e quindi al di sotto del quorum che prevede i due terzi. Il cammino del ddl Boschi prevede anche un referendum, voluto da Matteo Renzi dove vuole dare la parola ai cittadini. “Sarà il popolo a dire se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no” aveva detto solo pochi giorni fa con la convinzione che in questo modo avrebbe avuto i voti necessari per l’approvazione della riforma.

Ma vediamo cosa hanno votato i parlamentari: A favore del ddl Boschi hanno votato Pd, Ap, Per l’Italia, Scelta Civica e Minoranze linguistiche; mentre hanno votato no, come già previsto, Forza Italia, Lega, Fdi-An, gli ex 5 stelle di Alternativa Libera e SEL. I pentastellati di Beppe Grillo invece non si sono completamente presentati in aula, come avevano già dichiarato il giorno prima.

Qualcuno si è invece distaccato dalla linea del gruppo di appartenenza, come ad esempio Stefano Fassina, del Pd, che non ha partecipato al voto, e Gianfranco Rotondo, di Forza Italia, che invece ha votato sì.

Il premier Matteo Renzi è rimasto abbastanza soddisfatto e ha scritto un breve pensiero su Facebook: “C’è ancora molto da fare, lo sappiamo. E lo faremo. Ma intanto qualcosa si muove. E nell’Italia che era immobile da anni già questa è una notizia. Forza, che è davvero la volta buona”. “L’importante è non interrompere il percorso delle riforme. E oggi abbiamo fatto un altro passo in avanti”, ha fatto eco il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi.

Intanto la spaccatura all’interno di FI è sempre più evidente. 18 parlamentari hanno scritto una lettera al leader Silvio Berlusconi dove difendono il patto del Nazareno: “Caro Presidente, desideriamo rappresentarti il nostro profondo disagio e dissenso rispetto alla decisione di votare contro le riforme istituzionali all’esame della Camera”. I deputati, in maggioranza vicini a Denis Verdini, vogliono rivendicare il lavoro sulle riforme e chiariscono di aver votato no esclusivamente “per affetto” verso il Cavaliere. Subito arriva la replica di Berlusconi che invita i deputati ad evitare “Protagonismi”.

Tensioni anche nel Pd, con un documento firmato da 24 esponenti di Sinistra Dem, l’area che fa capo a Gianni Cuperlo, per chiedere di riaprire il confronto sull’Italicum e le riforme costituzionali, in caso contrario “ognuno si assumerà le sue responsabilità”. “Da parte nostra ci riserviamo fin d’ora la nostra autonomia di giudizio e di azione” scrivono.