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Ieri sera il presidente del consiglio Matteo Renzi è intervenuto all’assemblea annuale dell’Anci a Milano, dove prima di recarsi alla cena di raccolta fondi del Pd, ha tentato di iniettare una dose di fiducia alla platea di sindaci presenti: “Siamo bombardati dal messaggio che l’Italia non ce la farà, ma ho imparato da sindaco che l’atteggiamento rassegnato, triste, è la cosa peggiore che possa capitare. Ricordatevi che non abbiamo una responsabilità solo verso il bilancio dello Stato ma se facciamo la nostra parte l’Italia tornerà a correre ed essere un faro di civiltà, non l’ultima ruota del carro”, ha detto speranzoso. Non ci pensa già più alle contestazioni ricevute giovedì mattino all’Alcatel di Vimercate, dove ha fatto visita per trovare un dialogo con l’amministratore delegato Roberto Loiola e dove in concomitanza aveva luogo uno sciopero contro il rischio di perdita di posti di lavoro nelle telecomunicazioni, organizzato da Fiom, Fim e Uilm. I manifestanti, al grido di “buffone, buffone”, hanno cominciato a tirare uova sulle auto della scorta del premier senza che se ne accorgesse. Poco dopo però, ha commentato a distanza col suo solito fare ironico: “Mi lanciano le uova? Mi ci faccio le crèpes”. Davanti ai suoi ex-colleghi, i sindaci appunto, cerca di dare l’esempio e non mollare: “Quando c’è una crisi il presidente del Consiglio deve fare il sindaco, non il coniglio, non deve scappare, deve mettersi in gioco”.