Il blogger di “Saudi Arabian Liberals” è stato condannato a 10 anni di carcere e mille frustate per aver offeso la religione islamica. Per fermare l’ingiustizia si sta mobilitando Amnesty International.

raif badawi

Raif Badawi, blogger e attivista saudita subirà domani 50 fustigate per aver offeso l’Islam ed aver violato le leggi sulle comunicazioni elettroniche. Il giovane 30enne aveva creato il sito web gratuito ‘Saudi Arabian Liberals’, che ha dato vita a lunghissimi dibattiti politici e sociali. In seguito è stato condannato per alcuni contenuti pubblicati sulla piattaforma, in particolare per un articolo dove sembrava ridicolizzare la polizia religiosa del regno, la commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio. In più è reo di non aver rimosso alcuni messaggi ritenuti offensivi postati da altri utenti. Originariamente per lui era stata richiesta l’apostasia, che avrebbe comportato la pena di morte. La richiesta dell’accusa è stata poi ritirata e trasformata in una condanna a 10 anni di carcere, mille frustate e una multa di un milione di rial sauditi, pari a 200mila euro. La prima serie da 50 frustate gli era stata inflitta una settimana fa a Gedda, e domani dopo la preghiera del venerdì ne riceverà altrettante, come deciso dal tribunale saudita lo scorso 5 novembre. Subirà questa immonda ingiustizia per altre 19 settimane, quando i punitori arriveranno al numero esatto di mille frustate. La notizia della sua fustigazione è arrivata subito dopo la strage di Charlie Hebdo e ha acceso un dibattito sulla libertà di espressione. Per fermare l’azione si è mobilitata Amnesty International che ha chiesto di agire al governo britannico, per fare pressioni su quello saudita. “Le pressioni internazionali sono fondamentali”, ha detto la moglie del blogger condannato, Ensaf Haidar, che preoccupata ha voluto evidenziare le ormai precarie condizioni di salute del marito. Intanto il suo sito web è stato messo al bando, ma online sono già più di 14mila le persone che hanno firmato una petizione chiedendo al re saudita Abdullah di fermare la tortura e graziare Badawi.

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