Primi giorni di attivazione della Legge sul gioco piemontese, prime sanzioni e primi contenziosi

Come si era ampiamente annunciato (e non perché chi scrive abbia una sfera di cristallo) e dopo le varie manifestazioni e richieste di proroga relativamente alla messa in campo della Legge Regionale sul Gioco del Piemonte, tanti operatori non si sono adeguati alle sue normative e sono fioccate le prime sanzioni per i “rivoltosi”: quindi, è stato immediato l’intervento delle associazioni di categoria per tutelare i propri assistiti e per aiutarli ad opporsi, con debiti ricorsi, alle imposizioni Regionali. É stata predisposta della modulistica per instaurare un contraddittorio amministrativo per la “misurazione arbitraria delle distanze”, causa principale questa dell’espulsione delle attività di gioco sul territorio piemontese.

Infatti, si sono concretizzate alcune contestazioni relative all’infrazione della Legge Regionale del Piemonte ad alcuni esercizi, e ad alcuni dei migliori casino online italiani, ritenuti “sotto distanza”: per esempio, all’interno di percorsi pedonali che si asseriscono troppo vicini ai luoghi sensibili che, però, nessun Comune ha mai provveduto a “mappare”, né è stato provveduto a mettere questa “mappatura” a disposizione della cittadinanza in modo che la stessa si potesse rendere praticamente conto della situazione in cui versa il comparto del gioco pubblico e, particolarmente, quello delle apparecchiature da intrattenimento.

Questa situazione sanzionatoria per taluni esercizi, ovviamente, si è messa in moto a seguito dei primi controlli delle Forze dell’Ordine, successivamente alla data del 20 novembre 2017, “data certamente fatidica” per il mondo del gioco pubblico piemontese e che ha decretato, come già detto più di una volta, la scadenza delle autorizzazioni in essere per gli apparecchi di gioco installati nei locali pubblici. A fronte di tale situazione sanzionatoria, ai sensi della legge 689/81 gli addetti ai lavori possono instaurare un contraddittorio amministrativo, ossia la facoltà di depositare scritti difensivi a mezzo dei quali si possono richiamare ed invocare le regole in auto-tutela della sanzione.

Da qui la predisposizione da parte delle associazioni di categoria, particolarmente As.Tro, di modulistica che possa essere presentata a difesa degli esercenti sanzionati: modulistica che verrà messa a disposizione dei punti di vendita sanzionati tramite atti di contestazione ad esercizi che risulterebbero sprovvisti dei requisiti dettati dalla normativa vigente in Piemonte.

La normativa attuale, però, non consente di impugnare direttamente la contestazione all’Autorità Giudiziaria in quanto alla stessa si assoggetta solo l’ordinanza di ingiunzione (formalizzazione della pretesa pecuniaria della Pubblica Amministrazione, successiva al trascorrere dei 60 giorni previsti per la definizione agevolata). Alla contestazione, invece, si assegna il ruolo di titolo per la legittima esazione della sola “oblazione spontanea “, ovvero l’accesso alla estinzione agevolata della procedura sanzionatoria.

É troppo evidente che da queste sanzioni ne debba discendere un contraddittorio che è assolutamente rilevante: considerando l’approccio amministrativo che i Comuni della Regione Piemonte stanno adottando, la fase del contraddittorio, quindi, risulta indispensabile per far emergere, ancora una volta, sia l’assenza della mappatura preventiva dei luoghi sensibili, sia l’assenza di una procedura “fide facente” di misurazione effettiva delle distanze. E la conseguenza di questo è che si riapriranno centinaia di contenziosi dove i Giudici dovranno valutare la legittimità di una sanzione elevata ad un esercizio pubblico in cui l’illecito che viene contestato consiste “in una distanza misurata attraverso procedure non documentate e, sopratutto, non allegate alla stessa sanzione”. Buon lavoro ai Magistrati, quindi, che ringraziano senz’altro di queste altre “patate bollenti” che arrivano alle loro scrivanie dopo quelle della arcinota “questione territoriale” che non finirà mai.