Ricatto velato da parte di Impregilo a Renzi. Se non riapre i cantieri, dovrà risarcire la ditta di oltre 700 milioni di euro. Altero Mattioli:” il governo dovrebbe approfittare di questa proposta”.

“Ponte sì, Ponte no”. È ancora dibattito.

Questa la richiesta della società appaltatrice del ponte sullo Stretto, che riapre nuovamente il dibattito dopo il dicembre del 2012, quando l’ex governo Monti aveva interrotto categoricamente le procedure. Chiede ricorso, quindi, per un risarcimento. A meno che, il nuovo premier, non abbia intenzione di rivalutare la costruzione dell’immensa opera che collega la Sicilia alla Calabria, che porterebbe almeno 40mila posti di lavoro in un’area a fortissimo tasso di disoccupazione. Dunque il ricorso della Impregilo mette altri grilli in testa al premier fiorentino, che inizia a fare un po’ di conti in quanto non disposto a pagare penali per opere ancora nemmeno realizzate.
Se rinuncia alla possibilità di riaprire i cantieri, lo Stato dovrà pagare 700milioni di euro per il ricorso, che salirebbero a un miliardo se si considerano i vari oneri finanziari e le liquidazioni della società “Stretto di Messina”. Intanto Renzi, cercando di rallentare o rinviare il pagamento perché “i soldi al momento non ci sono”, chiede alla società un nuovo piano dell’opera, magari meno dispendioso. Il Presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Altero Mattioli, si dice molto soddisfatto della richiesta di questa gentile proposta o per altri “velato ricatto”: “il governo dovrebbe approfittarne per perseguire l’interesse generale e per rimediare al madornale errore di Monti” afferma il forzista, che nel 2008 aveva preannunciato la partenza dei lavori dell’opera per eccellenza, arrestata poco dopo da Monti stesso.