Lo stato islamico ha armato un bambino per giustiziare una presunta spia del Mossad, il palestinese Mohammed Ismail. Il baby boia ha sparato con sicurezza a meno di mezzo metro di distanza mirando alla fronte

boia bambino

L’orrore dell’Isis non si ferma. Questa volta i miliziani estremisti del Mondo islamico si sono serviti di un bambino per un’esecuzione. Tutto è stato diffuso, come ormai di consuetudine, in un video postato sui social network, della durata di 13 minuti e che mostra un bambino, in tuta mimetica e a volto scoperto che uccide con una pistola una presunta spia del Mossad, il ventenne palestinese Mohammed Ismail. Il baby esecutore, che potrebbe avere tra gli 10 e 12 anni, ha sparato alla vittima con una Glock calibro 9. A riferirlo è Rita Katz, direttrice del Site, che ha pubblicato su Twitter alcuni fotogrammi. Il palestinese vittima dell’atrocità dell’Isis risulta essere stato arrestato in Siria l’anno scorso e accusato di essere una spia del Mossad, inviata dal servizio segreto israeliano per infiltrarsi tra le milizie dello stato islamico.

Nel video, Ismail, è immortalato con la solita tuta arancione, inginocchiato e costretto a confessare di essersi arruolato nel Mossad. Poi la scena passa al luogo desertico delle esecuzioni. Alle spalle della vittima un jihadista maghrebino che pronuncia le accuse in lingua francese e il bambino protagonista dell’esecuzione. Il miliziano accusa Israele di appoggiare la crociata dell’Occidente contro l’Islam e annuncia la diffusione di nomi e foto di altre “spie”. Poi è il turno del piccolo jihadista che punta la pistola contro Ismail sparando con sicurezza un colpo alla fronte a meno di mezzo metro di distanza.

Questa non è la prima volta che un bambino ha avuto il compito di uccidere un ostaggio. In un video diffuso a gennaio un ragazzino, sotto comando delle milizie jihadiste, ha infatti ucciso due persone, indicate come spie russe.

La famiglia di Mohammed Ismail aveva già negato in passato che il figlio facesse parte del Mossad, e raccontato invece che era partito per arruolarsi con i miliziani dell’Isis senza avvertire i parenti sulle sue intenzioni. Il giovane probabilmente era stato messo in carcere dopo aver tentato una fuga dai territori controllati dal gruppo islamista.