Il successo delle trattative sembrava ormai essere raggiunto, ma i funzionari iraniani adesso mettono tutto in discussione e non vogliono trasferire l’uranio in Russia. Abbad Araghchi: “Non è nel nostro programma, non invieremo le scorte di uranio arricchito all’estero”

accordi nucleare

A poche ore dalla scadenza del termine per un accordo sul nucleare tra i ministri degli esteri di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania, i funzionari iraniani stanno mettendo in dubbio il successo delle trattative e uno degli elementi critici dell’accordo, ossia la disponibilità di Teheran di trasferire in Russia il proprio combustibile nucleare. A riferirlo è il New York Times che evidenzia quindi che la difficoltà di trovare una mediazione adesso si fa sempre più alta.

Intanto i ministri degli esteri delle cinque grandi potenze, più Germania e Iran, saranno oggi impegnati a Losanna in una prima riunione per giungere ad un’intesa preliminare sul programma nucleare di Teheran entro la scadenza di domani 31 marzo. “L’esportazione di scorte di uranio arricchito non è nel nostro programma e non intendiamo inviarle all’estero”, ha detto Abbas Araghchi, responsabile dei negoziati per l’Iran, ai media iraniani. Le parole di Araghchi arrivano proprio quando l’accordo sembrava ormai a pochi passi dall’essere raggiunto. Ma, da quanto riferiscono i funzionari occidentali, sembra che ci siano altri modi di trattare con il materiale. L’opzione principale sarebbe la miscelazione in una forma più diluita, che potrebbe rendere il processo di arricchimento per uso militare molto più lungo, o forse quasi impossibile.

L’insistenza dell’Iran sul mantenimento del carburante potrebbe essere tuttavia un ostacolo in un momento così critico delle trattative, e per i contrari all’accordo al Congresso Usa, in Israele e nei Paesi arabi sunniti come l’Arabia Saudita, lasciare grandi quantità di combustibile nucleare in Iran, in qualsiasi forma, potrebbe intensificare la loro già forte opposizione politica.