Il presidente Muhammadu Buhari: “Faremo di tutto per sconfiggere Boko Haram. Tuttavia non sappiamo se le ragazze di Chibok possono essere salvate, ma posso promettere alle loro famiglie che il mio governo farà il possibile per riportarle a casa”

studentesse rapite da Boko Haram

A un anno esatto dal rapimento delle 276 studentesse di Chibok da parte di Boko Haram, il neo eletto presidente Muhammadu Buhari assicura che farà di tutto per riportarle a casa, ma che tuttavia non si deve escludere l’ipotesi che potrebbero non essere mai ritrovate. Per ricordare il dramma, ad Abuja oggi si terrà una marcia. La vicenda delle studentesse rapite nell’aprile 2014 ha avuto risonanza mondiale grazie anche alla campagna #BringBackOurGirls.

“Oggi ricordiamo il sequestro di 276 ragazze da una scuola di Chibok avvenuto un anno fa. Oggi è il momento di riflettere sul dolore e sulle sofferenze delle vittime, dei loro amici e delle loro famiglie. I nostri pensieri e le nostre preghiere, così come quelli di tutta la nazione nigeriana, sono per voi oggi. Voglio assicurare tutti, e in particolare i genitori, che quando il mio governo si insedierà alla fine di maggio, faremo il possibile per sconfiggere Boko Haram. Agiremo in modo diverso dal governo che ci ha preceduto: ascolteremo il dolore dei nostri cittadini e ce ne faremo carico”, ha dichiarato Buhari in un comunicato.

“Tuttavia noi non sappiamo se le ragazze di Chibok possono essere salvate. Non sappiamo dove si trovano. E per quanto lo desideri, non posso promettere che le ritroveremo. Ma voglio dire a ogni genitore, a ogni familiare e amico delle ragazze che il mio governo farà tutto quanto è in suo potere per riportarle a casa. Quello che posso promettere, con assoluta certezza, è che a partire dal primo giorno del mio governo Boko Haram conoscerà la forza della nostra volontà collettiva di liberare questa nazione dal terrore e di riportare pace e normalità in tutte le zone colpite”, ha poi aggiunto il neo presidente.

Amnesty International in occasione di questo tragico anniversario riporta in un documento le sue denunce contro questo e altri avvenimenti simili, dove si legge che sono almeno 2.000 le donne e le bambine rapite dai jihadisti di Boko Haram dall’inizio del 2014, ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere.

Questo rapporto, intitolato “il regno del terrore di Boko Haram”, è basato su oltre 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, e denuncia tutti i crimini di guerra contro l’umanità commessi dal gruppo terroristico. Ricordati soprattutto l’uccisione di almeno 5.500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014. Nel documento Amnesty ha voluto descrivere i nuovi e brutali metodi utilizzati dai militanti di Boko Haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.

Commovente un messaggio di solidarietà rivolto alle studentesse rapite nella giornata di questo triste anniversario, scritto dall’attivista pakistana Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace 2014: “Nel primo anniversario della vostra prigionia, vi scrivo un messaggio di solidarietà, di amore e di speranza. Non possiamo immaginare gli orrori che avete sofferto. Però dovete sapere una cosa: non vi dimenticheremo mai. Saremo sempre dalla vostra parte”. “Oggi, ed ogni giorno, chiederemo alle autorità nigeriane e alla comunità internazionale di fare di più per riportarvi a casa. Non ci fermeremo finché non sarete riunite alle vostre famiglie”, ha promesso la giovane attivista.