Salvini promette che la Lega Nord non voterà mai Prodi, Amato e Veltroni. Le sue controproposte sono invece Piero Ostellino, Vittorio Feltri e Angelo Panebianco
Forza Italia firma 2 dei referendum proposti dalla Lega

“L’accordo sul Quirinale non sta portando niente di buono”. Lo spiega il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, al Giornale Radio Rai, aggiungendo di non credere assolutamente a un candidato di garanzia sul quale raccogliere il consenso di tutti, cioè proprio quello su cui punta il presidente del consiglio Matteo Renzi. “Se i nomi che si leggono sono quelli di Prodi, Amato e Veltroni possono votarseli loro, ma sicuramente i voti della Lega non li avranno mai”, ha promesso Salvini. “Ci collochiamo lontani da questi partiti che fanno accordicchi sottobanco, e vicini agli italiani schifati dalla politica, che non vanno più a votare e che hanno perso la speranza”, ha aggiunto il leader del Carroccio. Poi lancia le controproposte da parte della Lega: “C’è l’imbarazzo della scelta, da Piero Ostellino a Vittorio Feltri, ad Angelo Panebianco, ad alcuni imprenditori che hanno fatto grande l’Italia nel mondo. Però non penso che appassionino Renzi. Tanto fa tutto Renzi: in Italia ormai decide tutto lui, quindi ci dica che intenzioni ha ma lo faccia in fretta, perchè l’emergenza del Paese non è la legge elettorale, non è la riforma del Senato, non è il Presidente della Repubblica, ma la disoccupazione, e un’immigrazione che ci preoccupa sempre di più”. E sul fatto che Renzi debba decidersi al più presto non ci sono dubbi, dal momento che il primo voto dei grandi elettori dovrebbe essere fissato per il 28 gennaio.

I nomi in lizza per la corsa al Quirinale sono molti. Oltre a Romano Prodi, Giuliano Amato e Walter Veltroni che, come ha già annunciato Matteo Salvini, non saranno mai votati dalla Lega, si parla del giudice costituzionale Sergio Matterella, l’ex leader Ppi Pierluigi Castagnetti, i ministri Gentiloni, Pinotti e Franceschini. E ancora il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone e il presidente del Senato Grasso. Nei primi 3 scrutini, è richiesta la maggioranza dei 2/3 dell’Assemblea, quindi 672 voti sui 1009 elettori, mentre dal 4° si scende a 505, la maggioranza assoluta. E dopo si saprà finalmente chi sarà il nuovo capo di Stato dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano.