Matteo Renzi

Il Jobs act sta portando i primi segnali di ripartenza del Paese, segnali ancora timidi, che possono essere valorizzati e devono essere inseriti in una scelta di politica economica europea. Lo ha detto il premier Matteo Renzi nelle comunicazioni al Senato sul Consiglio Ue di giovedì e venerdì. “In questi mesi il Parlamento ha rotto quell’incantesimo che lo bloccava in un elemento di stallo. Non c’è elemento più simbolico di questo che l’elezione del presidente della Repubblica”, ha aggiunto Renzi.

Il presidente del Consiglio non vuole assolutamente fermarsi con le riforme: “Il percorso delle riforme partito con questa legislatura sembrava difficile, la legislatura sembrava partita con più problemi che difficoltà e ai più sembrava si sarebbe chiusa senza passi in avanti”, ha detto al Senato. “Se qualcosa è cambiato lo dobbiamo a voi ma anche a chi ha consentito le riforme con uno sforzo di generosità, il presidente Giorgio Napolitano, cui va la mia gratitudine”, ha continuato il premier fiorentino specificando poi i cinque “fattori di oggettiva ripresa economica”, ovvero il piano Juncker, la comunicazione sulla flessibilità, il Qe della Bce, il rapporto di cambio euro/dollaro e il prezzo del petrolio. Per Renzi, che ha citato l’avanzamento delle riforme in Italia, ben 4 di questi fattori, eccetto il prezzo del petrolio, derivano dalla capacità che ha avuto la politica italiana di modificare la politica europea.