L’ex capo di gabinetto della giunta Veltroni, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale, ha ammesso durante dichiarazioni spontanee di aver aiutato Buzzi e la sua cooperativa come “spacciafaccende” e di aver ricevuto mensilmente un compenso dal clan Carminati

Luca Odevaine

“Ho preso soldi da Buzzi, ero un facilitatore”. Lo ha ammesso Luca Odevaine, assistito dall’avvocato Luca Petrucci, davanti ai pm nel corso di dichiarazioni spontanee. L’ex vice capo di gabinetto della giunta Veltroni, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale, è stato sentito per 4 ore nel carcere piemontese dove è detenuto ammettendo che aiutava Salvatore Buzzi e la sua cooperativa a risolvere i problemi e per il suo lavoro otteneva mensilmente un cospicuo compenso dal clan Carminati. Dalle dichiarazioni si evince che “accettava i soldi dell’organizzazione mafiosa romana che l’ha corrotto solo come facilitatore”. O meglio, come egli stesso si definisce, come “spicciafaccende”, nelle relazioni delle cooperative sociali di Buzzi con Prefettura, Vigili del fuoco e amministratori locali. “Ma non per far entrare Buzzi e i suoi nel salotto dei grandi appalti del Viminale sull’immigrazione” ha specificato. “Si trattava di una struttura di natura meramente tecnica e operativa. In sostanza in quella sede non si prendeva alcuna decisione di tipo politico”, ha spiegato appunto riguardo al ruolo che svolgeva presso il Tavolo per l’emergenza immigrazione.

“Conoscevo Buzzi da tempo come leader delle cooperative sociali a Roma. Il settore mi interessava e dunque, prima di tutto, ho deciso di fondare a mia volta due cooperative, Habitus e Il Percorso che in alcuni casi hanno affiancato quelle di Buzzi per alcune gare sociali, specie nella gestione dei servizi per l’immigrazione” ha detto Odevaine nel corso del verbale . Per aiutare Buzzi e le sue società in tutte le relazioni istituzionali ha dichiarato di aver accettato che Buzzi pagasse per lui gli affitti della casa della madre, dell’ex moglie e della figlia. Ma assicura di non aver mai incontrato Carminati, il capo dell’organizzazione romana.

Nonostante abbia fornito agli inquirenti abbastanza materiale cartaceo e documenti sull’attività svolta nell’ambito del Tavolo, la procura non è al momento intenzionata a cambiare impostazioni alle accuse su Odevaine, in quanto le sue dichiarazioni non hanno aggiunto alcun nuovo elemento. In ogni caso, se riuscisse a staccare il suo ruolo al Viminale dalle altre attività legate a Buzzi e Carminati, potrebbe tuttavia riuscire in una riduzione delle accuse al solo “traffico di influenze”.