Nell’attacco, rivolto ad una base militare, hanno perso la vita un uomo e un bambino. L’Isis avanza per avere il controllo su più città della Libia e l’ambasciatore Aref Ali Nayed chiede alla comunità internazionale di mettere in conto questa grave minaccia

kamikaze bengasi

La tv di stato egiziana ha riferito che un kamikaze si è fatto esplodere a Bengasi, la seconda maggiore città della Libia. Il bilancio è di due morti e almeno 20 feriti. Da quanto riportato dall’emittente Sky News Arabiya citando fonti militari, il kamikaze si trovava a bordo di una vettura imbottita di esplosivo, che puntava ad una base militare. È esplosa però prima di raggiungere l’obiettivo causando la morte di un uomo e un bambino e ferendo altre due decine di civili.

Bengasi era stata solo ieri protagonista di accesi scontri. “Le forze pro-governative starebbero avanzando per riprendere il controllo del porto cittadino in mano alle milizie islamiste”, ha riferito il sito on-line del quotidiano panarabo Al quds al Arabi. A perdere la vita durante i combattimenti, proseguiti fino a notte fonda, tra le forze del generale Khalifa Haftar e le milizie jihadiste di Ansar al Sharia, sono stati 7 soldati, mentre 25 sono ancora in gravissime condizioni. Secondo il giornale, il porto di Bengasi è il principale terminal per l’importazione dei prodotti alimentari nella parte orientale del paese, e per questo è stato soggetto spesso a violenti scontri, l’ultimo dei quali ha visto l’utilizzo di armi pesanti e missili.

Intanto l’ambasciatore libico in Arabia Saudita, Aref Ali Nayed, ha chiesto alla comunità internazionale di tenere nel dovuto conto la minaccia sempre più crescente dell’Isis, che ha già il controllo di 7 città della Libia e sta cercando di conquistare un’altra decina di località del paese nord-africano: “Lo stato islamico sta avanzando in Libia in modo esponenziale, l’Is commette atrocità ogni giorno. Non è possibile combattere l’Is in Iraq senza tenere conto della componente libica”, ha spiegato Nayed recatosi in visita a Washington e New York questa settimana per spiegare alle autorità americane la consistenza delle nuove minacce per la sicurezza in Libia.