Nel rapporto della Commissione Intelligence del Senato Usa si leggono i terrificanti metodi di tortura che la Cia praticava sui terroristi, durante il governo Bush. Un agente, responsabile della morte di un detenuto, venne addirittura premiato con 2500 dollari

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Appena ieri si è venuti a conoscenza di un raccapricciante documento sulle torture che la Cia applicava durante gli interrogatori ai terroristi. L’accusa parte dalla Commissione Intelligence del Senato Usa, che dichiara i loro metodi ben più brutali rispetto a quelli già estremi che gli erano consentiti. Secondo il Senato, gli agenti segreti non solo hanno mentito al presidente degli Stati Uniti e al Congresso sul loro operato, ma non hanno nemmeno avuto i risultati che potevano servire alla lotta al terrorismo.
Nelle seimila pagine del rapporto si possono leggere, nei dettagli, le metodologie utilizzate, tra cui il waterboarding, interrogatori ghiacciati, isolamento in spazi minuscoli e la ben peggiore alimentazione rettale. Questo metodo inumano gli consentiva un totale controllo del detenuto. 5 sono stati i prigionieri soggetti a questa tortura, tra cui il cospiratore della USS Cole, Abd al-Rahim al-Nashiri,che veniva anche messo a gambe all’aria durante il processo. Majid Khan, amico e consigliere della “mente” dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, riceveva per via rettale il suo pasto. Oltre ogni immaginazione gli venivano infusi per via rettale purè di humus, noci, uvetta e persino pasta al sugo.
Un’altra pratica molto diffusa era relativa all’acqua gelata. I torturatori, prima dell’interrogatorio, inzuppavano di acqua ghiacciata gli abiti dei detenuti per provocargli un continuo stato di sofferenza. Un uomo morì con questo metodo. Si chiamava Gul Rahman, veniva abusato fisicamente dai suoi carcerieri che gli sbattevano ripetutamente la testa contro una parete e lo costringevano a non dormire e a restare nudo in cella. L’agente della Cia, responsabile delle azioni che hanno portato Rahman alla morte, non venne assolutamente punito dai suoi superiori, ma anzi, premiato con 2500 dollari per il suo ‘straordinario lavoro’.
E non meno sopportabile era la detenzione in spazi minuscoli. Alcuni di loro erano costretti a vivere in spazi che impedivano addirittura i movimenti, così stretti da comunicare un senso di soffocamento e provocare piaghe sulle parti del corpo costrette a stare immobili. Lo scopo era quello di fargli perdere il senso del tempo, procurando angoscia e perdita di coscienza.
Col waterboarding, il quasi annegamento, i detenuti venivano legati a una tavola inclinata, immobilizzati con i piedi più in alto della testa. Gli veniva pressato su naso e bocca un panno intriso di acqua, versando continuamente altra acqua per bloccare il respiro e simulare l’annegamento. Il limite consentito era di 40 secondi, ma è capitato che il waterboarding sia durato molto di più e invece che del panno bagnato alcuni di loro hanno provato il terrore di arrivare davvero a un passo dall’annegamento, costretti con la testa sotto l’acqua.