La Legge di Moore è morta, 'ormai appartiene al passato': l'industria ne prende attoL’industria dei microprocessori si è sinora sviluppata seguendo una linea guida che è rappresentata dalla cosiddetta Legge di Moore secondo cui circa ogni due anni nei chip raddoppia il numero dei transistor che sono presenti. Sulla rivista scientifica Nature.com è però apparso un articolo in cui si fa presente che la Legge di Moore ‘ormai appartiene al passato’, e di questo a prenderne atto dovrà essere proprio tutta l’industria dell’elettronica ed in particolare i prodottori di chip a partire da colossi come Micron, Intel, Amd e IBM.

‘Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi’. Questo è quanto dice la regola che, enunciata da Gordon Moore, per l’industria dei microprocessori si è dimostrata valida dal 1965 ad oggi. L’articolo pubblicato su Nature.com, invece, anticipa di qualche settimana quelle che sono le conclusioni alle quali è giunta la SIA – Semiconductor Industry Association.

Con la crescita della densità dei transistor presenti su un singolo chip, è contestualmente aumentanto il problema relativo alla dissipazione del calore con la conseguenza che si sono raggiunti oramai dei limiti invalicabili che, come sopra detto, hanno sostanzialmente portato alla celebrazione del funerale della Legge di Moore.

Si prevede che già intorno al 2020, a causa degli effetti quantistici, i livelli di integrazione dei transistor sulle fette di silicio non saranno più scalabili con la conseguenza che saranno necessarie soluzioni alternative che però ad oggi, secondo gli esperti del settore e degli studiosi, non sono tali da poter essere riprodotte su larga scala.