Il regista Jacquot ha presentato al Festival di Berlino il suo “Journal d’une femme de chambre”, che ha come protagonisti Léa Seydoux nei panni dell’ambiziosa e seducente cameriera Celestine e Vincent Lindon, nel ruolo del misterioso giardiniere Josef

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Il regista Benoit Jacquot ha presentato al Festival di Berlino il suo “Journal d’une femme de chambre” in concorso per la Francia, tratto dall’omonimo romanzo di Octave Mirbeau. Per il ruolo della protagonista, la cameriera Celestine, una donna ‘troppo bella per restare povera’, è stata scelta Léa Seydoux. Celestine vuole perciò riscattarsi, ma per farlo non le resta che scegliere tra due mestieri: quello della cameriera o quello della prostituta. Sceglie la prima via, ma avrà modo di gestire tutta la sua bellezza e il velato erotismo che ne scaturisce nella Francia borghese degli inizi del ‘900, uno scenario tutto formalismi e ipocrisia, dove riesce a gestire puntualmente le continue avances dei padroni di casa e sopravvivere alle invidie delle loro mogli. Riesce però anche a scoprire l’amore grazie al giardiniere Josef, interpretato da Vincent Lindon, che come lei cova nell’assoluto silenzio il desiderio di riscatto di chi non può vivere la povertà senza umiliazioni. Josef è un personaggio odioso e al tempo stesso affascinante, padrone tra i servi, infido e forse anche responsabile di un orrendo delitto, ma capace di sedurre abilmente Celestine.

“Célestine è giovane, avvenente, ambiziosa”, ha detto la Seydoux riferendosi al suo personaggio. “Si rende conto che come unico patrimonio ha il suo corpo, oggetto di sfruttamento da parte della famiglia che l’accoglie e di desiderio del padrone di casa. Saperlo amministrare diventa per lei il mezzo di riscatto dalla condizione a cui è stata destinata”, ha aggiunto l’attrice in una recente intervista.

“Quello che anima i personaggi è solo la voglia di fuggire dalla miseria più nera in cui vivono. Va detto che proprio in quell’epoca è cominciato tutto. Lì è cominciato il moderno paesaggio politico e anche l’antisemitismo moderno con l’affaire Dreyfus. Insomma non racconto una storia vecchia perché, allora e oggi, sono mondi vicini. Certo Celestine cerca di uscire dalla sua situazione, ma per farlo si trova prigioniera di un altra cosa, ovvero dell’attrazione erotica che la fa seguire il giardiniere”, ha spiegato il regista Jacquot in una conferenza stampa.

Già dall’erotica e rivoluzionaria opera di Mirbeau erano state formulate due trasposizioni cinematografiche: la prima firmata da Jean Renoir nel 1946 con protagonista Paulette Goddard; e la seconda di Luis Buuel nel 1964 con Jeanne Moreau. Ma Benoit Jacquot ha voluto discostarsi da entrambe le pellicole precedenti prediligendo una strada più moderna e analitica: “Gli altri due film sono completamente differenti se non per il fatto che vengono dallo stesso romanzo. Va detto comunque che per uno come me, che è estremamente cinofilo, mi sono imposto di dimenticare entrambi i film”.