È scaduto l’ultimatum dei jihadisti che avevano minacciato il Giappone di uccidere due ostaggi nipponici se non fosse stata pagata entro 72 ore la somma di 200mila dollari. Ancora nessuna conferma della loro morte e il Giappone continua la lotta per la loro salvezza

ostaggi giapponesi
Pochissimi giorni fa l’Isis aveva minacciato il Giappone di uccidere due cittadini nipponici che avevano preso in ostaggio: se non avesse pagato la somma richiesta di 200mila dollari per il loro rilascio entro 72 ore, li avrebbe uccisi senza pietà. Le vittime di sequestro sono il giornalista freelance Kenji Goto, di 47 anni, e il contractor militare Haruna Yukawa, di 42. Il primo era in Siria per documentare la guerra civile per conto della compagnia nipponica Indipendent Press, mentre il secondo era stato rapito in Siria nell’agosto 2014 ed era già apparso in un video postato sul web dall’Isis dove veniva interrogato brutalmente dai suoi sequestratori. Ma oggi, dopo più di 24 ore dalla scadenza dell’ultimatum, non ci sono conferme se siano ancora vivi o se i militanti dell’estremismo Islamico li abbiano realmente uccisi. Il Giappone, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, è totalmente contrario al pagamento dei riscatti, e aveva annunciato che non si sarebbe mai piegato al terrorismo. Nonostante questo, però, aveva promesso di non arrendersi mai nelle sua lotta per salvare la vita dei due ostaggi nipponici nella mani dell’Isis. Il viceministro degli Esteri, Yasuhide Nakayama, ha assicurato l’impegno del suo governo dalla Giordania, dove coordina gli sforzi di Tokyo per questa emergenza: “E’ un percorso molto difficile quello per ottenerne il rilascio, malgrado vi siano piu’ strade. Ci stiamo concentrando nel valutare piu’ volte le informazioni ricevute. Non ci arrenderemo mai, li riporteremo a casa”. Ma al termine di una riunione della task force a Tokyo, il ministro degli Esteri, Fumio Kishida, ha dichiarato che al momento non c’è nulla di nuovo da riferire.