La missione della portaerei francese è quella di supportare dall’alto le milizie curde ed irachene nella lotta contro l’Isis. Il pilota: “Localizzeremo il nemico e comunicheremo in tempo reale i loro spostamenti”

portaerei De Gaulle

Rigorosamente a volto coperto, “Charpy”, nome in codice di uno dei piloti impegnati nelle operazioni militari della portaerei francese De Gaulle, operativa attualmente nel Golfo Persico, ha rilasciato oggi una lunga intervista. La nuova missione che dovrà fornire supporto aereo alle milizie curde ed irachene nella lotta contro l’Isis è stata annunciata il 23 febbraio dal ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian. La De Gaulle, che trasporta 12 caccia Rafale, 9 Super Etendard, un aereo Hawkeye e 4 elicotteri, è accompagnata nelle operazioni dalla fregata di difesa antiaerea Chevalier Paul, da una petroliera-serbatoio, dalla fregata britannica di difesa anti-sottomarini HMS Kent e dal un sottomarino nucleare.

Charpy ha già militato in Afghanistan ed in Libia e si dice entusiasta di svolgere questa nuova missione dove supporterà gli alleati mediorientali nella guerra contro il fondamentalismo islamico, e oggi, al rientro di un raid ha detto: “Siamo molto ben addestrati. Conosciamo tutte le procedure, ma è necessario prendere confidenza con il territorio”. “L’obiettivo principale dei nostri aerei è quello di identificare i movimenti del nemico, localizzarlo quando cambia posizione. Si tratta di un modo innovativo di fare la guerra”, ha aggiunto il militare francese. I caccia hanno già individuato alcuni obiettivi sensibili dell’Isis, che ipotizzano potrebbero diventare soggetti di attacchi. Nello stesso momento assisteranno le milizie irachene ed i peshmerga curdi in una specie di ‘operazione di intelligence in tempo reale’, che comunicherà, appunto in tempo reale, i vari spostamenti del nemico. Una vera e propria mappatura dall’alto che sarà senz’altro utilissima ai combattenti locali a terra. “Con i nostri mezzi di ricognizione, che includono modelli di videocamere ad infrarossi, possiamo monitorare i movimenti di uomini e veicoli, e dare un’idea precisa di ciò che sta accadendo a terra”, ha aggiunto il pilota. Poi spiega quanto sia difficile la prontezza con cui devono rispondere ad ogni genere di imprevisto: “Quando ingaggi il nemico devi reagire in fretta, sganciare una bomba o sparare. È stressante. L’adrenalina è alle stelle, e questo ti permette di tenere duro. Poi ci sono dei momenti in cui puoi volare con più tranquillità, ed è proprio a quel punto che subentra la stanchezza”, ha concluso Charpy.