Rapito dall’Isis nel novembre del 2012, il fotografo John Cantlie è stato utilizzato per la propaganda terroristica. Oggi scrive alla famiglia: “Dimenticatemi. Andate avanti con le vostre vite”

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Il fotografo e corrispondente di guerra John Cantlie è ostaggio dell’Isis ormai da più di due anni. Era stato rapito nel novembre del 2012 insieme a James Foley, decapitato poi dagli jihadisti. Prima era anche sopravvissuto ad un altro sequestro, avvenuto in Siria. Gli estremisti dello stato islamico hanno deciso di utilizzare la sua immagine per la loro propaganda terroristica, facendo di lui una sorta di “inviato speciale” dentro i territori governati dall’Isis. Cantlie è stato costretto a girare video e reportage per dimostrare la bontà dell’azione jihadista ed evidenziare le ottime condizioni in cui vivono tutte le persone cadute sotto il dominio dell’Isis.

L’ostaggio britannico ha scritto una lettera alla sua famiglia, pubblicata nella notte sulla rivista jihadista Dabiq, dove ringrazia i parenti per tutti gli sforzi fatti, seppur invano, per il suo rilascio. Ma ormai Cantlie si augura che siano andati avanti con le loro vite. “Dimenticatevi di me”, scrive nella missiva, ormai rassegnato e con la speranza che presto anche la sua famiglia si rassegni e accetti il fatto che non tornerà più a casa.

La lettera arriva a pochi giorni dal rilascio di un video dove l’ostaggio John Cantlie, in condizioni di salute apparentemente ottime, mostrava da Aleppo quelle che definiva “le menzogne dell’Occidente”. Le sue critiche ai paesi della coalizione internazionale impegnati contro l’Isis le ribadisce nella lettera: “Ogni bomba lanciata contro la Siria o l’Iraq è uno strumento per reclutare nuovi jihadisti dello stato islamico”.