I jihadisti prima di decapitare gli ostaggi prolungano la loro agonia torturandoli. Tra le pratiche più diffuse anche il waterboarding, riservato ai prigionieri dei Paesi che non pagano il riscatto

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Prima della decapitazione gli ostaggi dell’Isis subiscono continue torture per prolungare la loro agonia. A testimoniarlo un ex prigioniero che racconta anche nei dettagli cosa deve sopportare chi cade in mano ai jihadisti. Giorni senza cibo, torture di ogni genere, finte esecuzioni e persino il waterboarding, ossia il quasi annegamento praticato nel campo di detenzione americano di Guantanamo. Questo tipo di tortura è talmente temuto dai prigionieri che gli altri compagni di cella sono quasi contenti a vederli ricoperti di sangue: “Se non c’era sangue al loro rientro in cella, allora capivamo che erano stati sottoposti a qualcosa di peggio”, ricorda ancora terrorizzato l’ex prigioniero. Tali inumanità sono stati costretti a subirle i quattro detenuti di Usa e Gran Bretagna che furono in seguito decapitati: i giornalisti americani Foley e Steve Sotloff, e gli attivisti David Haines e Alan Henning. Il motivo di tali trattamenti, diversi dagli altri ostaggi, è dovuto al fatto che Washington e Londra non pagavano i riscatti richiesti al contrario di altri Paesi. Gli ostaggi venivano divisi con un particolare sistema: i jihadisti davano la priorità per una possibile liberazione ai paesi ritenuti da loro più sensibili e disponibili a trattare per il riscatto. I rapitori hanno iniziato così con la Spagna e poi con francesi e italiani arrivando alla negoziazione da loro prevista. Sorte diversa invece per il collega britannico David Cawthorne Haines che venne decapitato a settembre, dopo essere stato costretto a rivolgersi in un video al primo ministro David Cameron ritenendolo colpevole della sua morte. A giugno erano rimasti 7 prigionieri occidentali, quattro dei quali, già citati, sono stati decapitati entro settembre. Adesso ne rimangono quindi tre , tra cui due americani (una donna di cui non si conosce l’identità, e l’ex soldato Peter Kassig, designato dai rapitori ad essere il prossimo condannato) e l’inglese John Cantlie apparso già più volte nei video trasmessi dai jihadisti accusando ancora il governo britannico di abbandonare i propri cittadini. Ma Cameron continua a non farsi intimidire da tali ricatti giudicando i loro operati “vili e barbarici” e assolutamente da contrastare, anche al costo di apparire ”insensibile” agli occhi di tutti. Per il primo ministro infatti cedere ogni volta non risolverà nulla: “ l’Isis non si fermerà mai in questo modo e continuerà a chiedere sempre di più”. L’unico modo è quindi combatterli appoggiando gli alleati.