La madre del boia dell’isis Jihadi John ha confessato durante un interrogatorio di aver subito riconosciuto il figlio dalla sua prima apparizione nel video di agosto. Il padre fu accusato di aver collaborato con Saddam Hussein

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“È mio figlio!” urlò Ghania Emwazi quando sentì la voce del figlio Mohamed Emwazi. La madre del boia dell’Isis, conosciuto col nome di Jihadi John, infatti lo aveva riconosciuto sin dalla sua prima comparsa nel video della decapitazione di James Foley il 19 agosto del 2014, ma nonostante questo non avvertì le autorità. Il padre lo avrebbe riconosciuto invece dalla sua seconda apparizione. Dopo la fuga di notizie dell’identità del boia sono iniziate le indagine e gli interrogatori per ripercorrere tutta la storia personale di Jihadi John. Si è venuto a scoprire così che il padre Abdul Karim Emwazi, 51 anni, è iracheno e vive e lavora in Kuwait, mentre la madre è di nazionalità britannica ma è nata in Kuwait. La donna durante gli interrogatori ha raccontato di aver riconosciuto subito il figlio e di essere caduta nel panico più totale dopo questa scoperta. Sulla scia delle indagini inoltre è emerso che il padre del boia fu accusato di aver collaborato con Saddam Hussein durante l’invasione del Kuwait, e che il fratello minore Omar era un seguace dell’Imam estremista Khalid Yasin e che poi ha fatto parte del gruppo Mafia musulmana, una gang di ragazzi appartenenti alla scuola di Mohamed Emwazi, la Quintin Kynmaston, adesso sotto inchiesta.

Intanto è apparso un nuovo video dell’Isis, dove viene mostrata una esecuzione di un uomo, ritenuto una spia, con un colpo di pistola alla nuca. Il filmato è stato girato ad Aleppo, in Siria, e le scritte in sovrimpressione indicano che la vittima si chiamava Ahmed Muhammad che è immortalato con la consueta tuta arancione e con le mani legate dietro la schiena. Attorniato da quattro militanti fondamentalisti col passamontagna viene fatto inginocchiare prima di essere colpito da uno di loro con un colpo di pistola calibro 45. Il video però si interrompe quando il boia sta caricando la pistola e la vittima chiude gli occhi pronto per morire. Le autorità competenti sono quindi all’opera anche in questo caso per confermare la veridicità dell’esecuzione.