Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno erano stati accusati di aver ucciso Francesco Montis, loro compagno di viaggio, ma si tratta solo di una tragedia fatta passare per delitto passionale. Oggi, dopo 5 anni, sono finalmente liberi

tomaso ed elisabetta

Erano stati condannati a morte per una tragedia fatta passare per crimine. 5 gli anni passati in un carcere indiano, tra scioperi, festività induiste e processi rinviati. Ma oggi Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, accusati della morte dell’amico Francesco Montis (in viaggio con loro nel 2010 e trovato morto in una camera d’albergo), sono liberi. Stamattina la Corte Suprema indiana ha deciso di cancellare la loro condanna all’ergastolo, e subito l’ambasciata italiana ha avviato le procedure per ottenere il loro rilascio e disporne il rientro in Italia.

Tomaso Bruno, oggi trentatreenne, di Albenga, ed Elisabetta Boncompagni, 42 anni di Torino, quando accadde la tragedia erano in viaggio con Francesco Montis, sardo, all’epoca trentenne e fidanzato di Elisabetta. Era il 4 febbraio 2010, quando di passaggio all’hotel Buddha di Chentgani, alla periferia di Varanasi, a nord-est dell’India, i tre ragazzi hanno fatto uso di droga, hashish ed eroina. Francesco si sente male e viene portato dall’amico e dalla fidanzata in ospedale, dove però muore il giorno successivo. Il 7 febbraio i due ragazzi vengono rinchiusi nel carcere indiano di Varanasi con l’accusa di omicidio, e condannati all’ergastolo per una tragedia passata per delitto passionale. Secondo i magistrati indiani infatti, Francesco era il fidanzato di Elisabetta, e Tomaso sarebbe stato invece il suo amante. Così Tomaso ed Elisabetta per poter finalmente stare insieme avrebbero studiato un modo per ucciderlo.

L’autopsia è stata effettuata da un oculista, e il corpo di Francesco è stato subito cremato. Il referto parlava di morte per asfissia da strangolamento. A nulla è servita la lettera della madre di Francesco che poteva scagionare i due ragazzi, dove ammetteva i problemi di salute del figlio, che soffriva di gravi crisi d’asma.

Dopo un anno di carcere il pubblico ministero chiede la loro condanna a morte per impiccagione e a fine settembre del 2012 la pena è confermata in appello. Nella sentenza si leggeva: “Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove, tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita”. Da quel momento i due accusati aspettavano senza più speranze di salvezza il giorno della loro impiccagione. Oggi finalmente e inaspettatamente sono liberi e possono tornare dalle loro famiglie.
La vicenda era spesso accostata a quella dei due Marò, ma con le accuse di essere riposta nel dimenticatoio a differenza della continua attenzione riservata a Latorre e Girone. Amici e parenti però avevano creato moltissime associazioni e iniziative di sostegno. Persino il regista bolognese Adriano Sforzi, ha voluto realizzare un film che racconta la storia dei due ragazzi reclusi attraverso le lettere che scrivevano dal carcere. Il film si intitola “Più libero di prima” e adesso ha trovato il suo lieto fine.

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