La proposta del comune di Roma prevede un rimborso di 30 euro al giorno per le famiglie disposte ad accogliere in casa un immigrato. La lega: “è un’offesa per gli italiani”.

Immigrati , 900 euro al mese per chi li accoglie

Per combattere l’emergenza, il governo punta sulla disperazione delle famiglie che non arrivano a fine mese, spronandole ad accogliere in casa propria un immigrato con la ricompensa di 900 euro al mese, pari quindi alla somma che lo Stato versa attualmente per ogni singolo rifugiato nelle varie strutture di accoglienza. Questa la proposta rivolta dal sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, al sindaco di Roma Ignazio Marino che l’ha accettata subito con entusiasmo. L’idea nasce dopo la consapevolezza che i vari centri di accoglienza sparsi in tutta Italia sono ormai occupati all’eccesso e che il numero degli sbarchi continua a crescere inesorabilmente. Secondo i dati di Amnesty International, dal primo gennaio al 22 giugno, poco meno di 60mila sono i migranti sbarcati  dall’Eritrea, Somalia, ed Egitto, di cui più di 9mila sono bambini senza genitori. In questo nuovo progetto, quindi, è loro la precedenza, con la speranza che ci sia anche un riscontro per gli adulti. Grazie a questa proposta si cerca di rispondere alle continue polemiche che colpiscono lo Stato Italiano, accusato di dare troppo sostegno agli immigrati a discapito delle famiglie italiane che non riescono a mantenere i figli disoccupati. I 30 euro al giorno per ogni extracomunitario potrebbero andare infatti proprio nelle tasche di queste famiglie se accetteranno di accoglierne uno in casa propria. Questo, secondo Marino, potrebbe anche essere un modo per creare una situazione di maggiore integrazione sociale. Tutto poco soddisfacente però, per il capogruppo dei senatori leghisti, Gian Marco Centinaio, che continua con le critiche : “questo è un affronto agli italiani. Una vera e propria presa in giro. Dobbiamo prima pensare ai disoccupati e ai pensionati con la minima”. Ancora più duro Paolo Arrigoni, anch’egli leghista, che incita il governo dei “clandestini” ad andare a casa se non è in grado di pensare alle famiglie italiane.