Per Marracash un ritorno in grande stile e importanti collaborazioni: Tiziano Ferro, Fabri Fibra, Neffa e Guè Pequeno. In “Status” il rapper si chiede quale sia il senso dell’hip hop e chi realmente voglia essere

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Tre anni di assenza dopo l’uscita dell’ultimo disco “King del Rap”, e oggi il suo ritorno con “Status”, negli store dal 20 gennaio per la Universal Music. Marracash, era sparito dalla scena per trascorrere un intenso periodo tra Londra e Los Angeles e fare così nuovi incontri e nuove sperimentazioni. E adesso presenta con orgoglio il suo ultimo album, mixato da Anthony Kilhoffer, il braccio destro di Kanye West. “Io non faccio musica per rispettare dei calendari. Questi tre anni sono serviti per accumulare un bagaglio di esperienze utili e le esperienze vissute rendono una canzone rap veramente forte”, ha detto il famoso rapper milanese. “L’America poi è tutto un altro mondo. È più facile fare musica e sono più professionali”, ha aggiunto.

Status è l’album della sua maturità raggiunta, un disco solido, molto denso, pieno di testo e di contenuti. Con “Status” il rapper ha capito chi vuole essere davvero, e si chiede quale sia oggi il senso di fare hip hop. E nel disco trova la risposta: “L’hip hop deve secondo me educare i giovani ad essere ribelli, soprattutto nel 2015”. Fa quindi una distinzione tra rapper della generazione X e quelli della generazione Y: “La generazione Y che domina le classifiche con le rime ha capito meglio di chiunque altro come sfruttare il mezzo web e la sua mentalità; Tanti like, tante views, tante foto su Instagram e la musica poi in qualche modo farà il resto. La generazione X non ha mai ragionato in questo modo strategico…”. E da come palesemente si capisce lui fa parte di quella X.

In “Status” tante e importantissime collaborazioni, tra cui Tiziano Ferro, di cui dice: “Lo stimo moltissimo, e la cosa che mi piace di lui è che prova a dare internazionalità alla musica curando anche l’aspetto sonoro. Mi aveva fatto alcuni complimenti, così abbiamo iniziato una corrispondenza. Lui è uno dei pochi che puoi chiamare per fare un pezzo hip hop. Perché lo conosce. Siamo riusciti a fare un pezzo bellissimo, è una canzone che non spacca classifiche, è triste, densa, ma destinata a rimanere nel tempo. Per me lui è un po’ un John Legend. E il risultato mi piace tantissimo”.

Tra le altre celebri collaborazioni ci sono Neffa, Fabri Fibra e Guè Pequeno. Nell’album brani come “20 anni”, molto aggressiva sia nel suono che nel testo; “Vendetta”, piena di giochi di parole e una super metrica; “Sindrome depressiva da social network”, che passa un messaggio forte ma trattato con ironia; e poi ancora “Bruce Willis”, “Untitled”, “Bentornato” , “A volte esagero” e “Sushi e cocaina”.