L’Epa ha ideato mini polmoni, cuori, milze e reni per verificare il modo in cui diossina e bisfenolo alterano il metabolismo. Il progetto di circa 18 milioni di dollari partirà entro il prossimo mese

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L’ente per l’ambiente statunitense (Epa) ha ideato un vero e proprio arsenale di ‘organi in miniatura’ realizzati sinteticamente su chip con cellule umane. Lo scopo, rivelato anche dalla rivista Scientific American, è quello di simulare con questi mini organi le membrane fetali, le ghiandole mammarie e gli arti in sviluppo per capire il modo in cui i contaminanti sintetici, tra cui la diossina e il bisfenolo, alterano il metabolismo. Quindi l’Epa ha realizzato braccia, polmoni, milze, reni, cuori e persino membrane fetali per un progetto da 18 milioni di dollari, che partirà entro il prossimo mese e che sarà in grado di verificare gli effetti delle sostanze inquinanti sul metabolismo umano, perché molte sono le sostanze tossiche che vengono assorbite dal nostro corpo senza che neanche ce ne rendiamo conto. Inoltre il progetto controllerà come agiscono virus e batteri per poter attuare successivamente delle contromisure. Il procedimento prevede che la materia prima sia costituita dalle cellule umane, innestate appunto su piccoli chip in plastica e in seguito alimentate con un liquido ricco di sostanze nutritive che scorre attraverso il loro sistema, imitando il sangue.

“I ricercatori hanno già sviluppato dozzine di modelli individuali di organi. La prossima sfida sarà quella di unirli insieme con l’obiettivo eventuale di formare un intero corpo umano in un chip per studiare meglio tutta la fisiologia. Un compito difficile, ma entro cinque anni ci saranno i primi prototipi”, ha spiegato Kristin Fabre, del National Center for Advancing Translational Sciences.

La novità, oltre alla grande flessibilità di questi modelli, è costituita soprattutto dal fatto che in questo modo per la ricerca non è necessario utilizzare gli animali come cavie.