Alcuni ricercatori italiani hanno dimostrato che con una piccola scossa elettrica al cervello delle persone colpite da ictus si può riattivare parte delle funzionalità della mano

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Molto spesso le persone colpite violentemente da un ictus non riescono più neppure a salutare o fare segno di “Ok” con le dita, semplici gesti ma importantissimi per loro da riconquistare. Così dopo tante sperimentazioni si è riusciti a scoprire un modo per far riprendere parte della funzionalità della mano, cioè procurare al cervello delle persone colpite da ictus una piccola scossa elettrica.

Questo grandissimo passo avanti è stato fatto da un gruppo di ricercatori italiani, guidati da Nadia Bolognini e Giuseppe Vallar del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e del Centro di neuroscienze “NeuroMi”. I ricercatori, utilizzando alcuni pazienti campione e stimolando loro per 10 minuti la parte posteriore dell’emisfero cerebrale sinistro, ossia quella che controlla i movimenti volontari, sono riusciti ad ottenere una riduzione pari al 19% del deficit motorio. Lo studio, condotto su sei malati colpiti dal deficit dell’aprassia ideomotoria, è durato due anni, alla fine dei quali è stato mostrato come una breve stimolazione a bassa intensità possa produrre un effettivo miglioramento, anche se temporaneo, della capacità di eseguire piccoli movimenti volontari con la mano. Inoltre, nei pazienti si è registrato che la maggiore o minore riduzione dei tempi di esecuzione del gesto dovuta proprio a questa stimolazione dipende dalla dimensione del danno al lobo parietale: più grande è il danno più la riduzione dei movimenti risulta minore e difficile.

La scossa è stata procurata su sei soggetti sani e sei malati, colpiti da lesione all’emisfero sinistro. Prima e dopo la scossa sono stati esaminati sul loro grado di abilità motoria con la mano sinistra. 24 i gesti che dovevano imitare: 12 simbolici, come ad esempio il segnale “Ok” o le corna, e 12 non simbolici, come portare la mano sotto al mento. La piccola stimolazione che gli operatori hanno provocato nei soggetti non solo ha ridotto i tempi di esecuzione nell’imitazione dei gesti, ma soprattutto ne ha aumentato l’accuratezza.

“Questo risultato dimostra che capacità fondamentali dell’uomo, come fare un movimento per decisione volontaria e cosciente, possono essere rese più efficienti dalla stimolazione delle aree cerebrali che svolgono questa funzione. Inoltre, dimostrare la plasticità del cervello migliorandone la prestazione apre la strada ad applicazioni della stimolazione elettrica transcranica nel campo della riabilitazione di deficit neuropsicologici come l’aprassia”, ha spiegato Vallar, ordinario di Psicobiologia e Psicologia fisiologica della Bicocca.