Il terzo album dei Mumford & Sons uscirà il 4 maggio e sarà anticipato dal singolo Believe. La band londinese ritorna con un nuovo approccio alla scrittura e un sound tutto elettronico che ben si discosta dai due lavori precedenti. Il leader Marcus: “Ci guida il desiderio di fare cose nuove”

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Sono il più recente fenomeno internazionale del folk rock e dopo i successi di Sigh No More (2009) e Babel (2012) adesso ritornano con un album che ha tutta l’aria di distaccarsi in modo significativo dai loro lavori precedenti. Stiamo parlando dei Mumford & Sons, il quartetto di I Will Wait, che ha annunciato per il 4 maggio l’uscita di Wilder Mind, registrato agli Air Studios e prodotto da James Ford. L’album sarà anticipato dal singolo Believe ed è già disponibile in preorder su iTunes e in Top10 nella classifica degli album dello store apple.

La band londinese, composta da Marcus Mumford (voce e chitarra), Winston Marshall (chitarre), Ben Lovett (tastiere e fisarmonica), e Ted Dwane (basso), è tornata a scrivere e registrare negli Eastcote Studios di Londra dove è nato anche Sigh No More e ha lavorato al nuovo disco in Texas. Wilder Mind è composto da 12 tracce: Tompkins Square Park, Believe, The Wolf, Wilder Mind, Just Smoke, Monster, Snake Eyes, Broad-Shouldered Beasts, Cold Arms, Ditmas, Only Love e Hot Gates.

La band non ha cambiato solo l’approccio con la scrittura, ma anche nei confronti delle atmosfere e delle dinamiche. Tutti avevano il desiderio di fare qualcosa di diverso, anche se come dice il leader, Marcus, nessuno diceva niente. Ma la voglia di evolversi e non produrre una sorta di Babel 2 si faceva sempre più forte e così hanno provato ad aggiungere nuovi strumenti e sonorità più elettroniche. “Verso la fine del tour di Babel, suonavamo sempre nuove canzoni durante il soundcheck, e in nessuna c’era spazio per il banjo o per una kick-drum. Non ci siamo mai detti ‘no strumenti acustici’, ma penso che ognuno di noi volesse provare altro. Il nostro modo di scrivere non è cambiato drasticamente, si è solo fatto guidare dal desiderio di non fare ancora la stessa cosa. In più ci siamo innamorati della batteria, semplicemente!”, ha aggiunto Marcus.

E Ben Lovett aggiunge: “È stata una cosa completamente naturale. Come quando abbiamo cominciato a suonare. Quando qualcuno suonava una chitarra elettrica, la batteria si aggiungeva per completare il suono al meglio, e dal punto di vista del suono aveva senso aggiungere un synth o un organo. Abbiamo scelto strumenti che suonano bene tra loro, senza cercare a tutti i costi di cambiare”.