Il processo aperto stamattina è stato subito interrotto perché uno degli imputati non aveva l’avvocato. La stampa ateniese ha ricordato l’accusa contro i 69 filonazisti di Alba Dorata, ovvero aver costituito e diretto un’organizzazione criminale volta a compiere pestaggi brutali e omicidi dei loro nemici ideologici e immigrati stranieri

alba dorata

Aperto oggi ad Atene l’atteso processo a carico di 69 imputati tra cui vertici, quadri, iscritti e quasi tutti i parlamentari del partito filonazista greco Chrysi Avghì (Alba Dorata) eletti nelle consultazioni del 2012. Ma subito si presenta un problema: uno degli imputati non aveva un avvocato. Così il processo è stato interrotto e rimandato al prossimo 7 maggio.

Intanto diversi media ateniesi hanno riferito che alcuni testimoni chiamati a deporre al procedimento sono stati aggrediti da simpatizzanti di Alba Dorata prima di entrare in tribunale. Nell’aula speciale approntata nel penitenziario di Korydallos, alla periferia della capitale, si sono presentati questa mattina 44 dei 69 imputati. Assente il fondatore e leader del partito Nikos Michaloliakos, imputato di spicco insieme a diversi altri deputati di Alba Dorata, tra cui Ilias Kasidiaris, Yannis Lagos, Ilias Panagiotaros, Konstantinos Barbarousis, Stathis Boukouras e Christos Pappas. L’accusa, se provata, potrebbe costare loro fino a 20 anni di carcere. Oltre un centinaio saranno gli avvocati chiamati a rappresentare gli imputati, e più di 130 le persone che testimonieranno. A riferirlo la stampa ateniese che sottolinea qual è l’accusa principale contro i 69 imputati, ovvero quella di aver costituito e diretto un’organizzazione criminale volta a compiere pestaggi brutali e omicidi dei loro nemici ideologici e immigrati stranieri.

In tribunale erano presenti anche la madre del rapper Pavlos Fyssas, ucciso nel settembre 2013 da Giorgos Roupakias, reo confesso simpatizzante di Alba Dorata, e il sindaco di Atene Giorgos Kaminis.