Il blogger egiziano Alaa Abdel Fattah è stato condannato a 5 anni di carcere per aver compiuto atti di vandalismo e violato la legge anti-manifestazioni che vige in Egitto. Le proteste di cui era a capo dal 2011 portarono alla destituzione di Hosni Mubarak

abdel Fattah

Alaa Abdel Fattah, uno dei più autorevoli capi della protesta iniziata nel gennaio 2011 a piazza Tahir che portò alla destituzione di Hosni Mubarak e al successivo colpo di Stato del generale Al Sisi, è stato condannato da un tribunale egiziano a cinque anni di reclusione per aver portato a compiere molti atti di vandalismo proprio durante la manifestazione non-autorizzata. Il giovane blogger egiziano, figlio di un avvocato recentemente scomparso che era impegnato nella continua difesa dei diritti umani e di una docente di matematica presso l’Università del Cairo, è stato il più alto rappresentante della rivolta progressista, chiamata anche Primavera araba, in Egitto. In carcere per aver preso parte a manifestazioni non autorizzate anche la sorella. Inoltre insieme a lui erano imputati altri 15 dissidenti per aver attaccato la polizia durante la protesta avvenuta nel novembre del 2013. Questi manifestanti sono stati condannati a pene che variano dai 3 ai 15 anni di carcere e a pagare multe pari a quasi dodicimila euro ciascuno. La sentenza, appellabile, è stata trasmessa in tv e al suo termine il pubblico ha gridato “Abbasso il regime militare”. Il caso è sotto osservazione a livello internazionale visto che riguarda l’applicazione della legge anti-manifestazioni che ha sollevato numerose critiche in quanto limita il diritto a manifestare.

Abdel Fattah era stato arrestato per la prima volta nel maggio del 2006 durante una protesta pacifica a favore di una magistratura indipendente. Accusato di incitazione alla violenza, ha trascorso due mesi in carcere nell’ottobre del 2011, e nel 2013 è stato nuovamente arrestato per aver promosso una protesta contro la nuova costituzione fuori del parlamento egiziano e condannato a 15 anni di reclusione. Su cauzione è stato scarcerato a settembre, mentre a ottobre è stato confermato il fermo fino alla decisione della condanna. Questa conclusione segna simbolicamente la fine della speranza di una possibile evoluzione democratica dello Stato egiziano ormai in mano all’esercito.