D’ora in avanti basteranno sei mesi per porre fine al proprio matrimonio, o al massimo un anno, nel caso in cui si ricorra al giudice. Novità anche sulla comunione dei beni. Stralciata invece dal Senato la norma che prevedeva il divorzio lampo, ovvero senza separazione

divorzio breve

Il divorzio breve diventa legge grazie al sì definitivo di oggi alla Camera. D’ora in poi basteranno sei mesi per dirsi addio, o al massimo un anno, nel caso in cui si decida di ricorrere al giudice per porre fine al proprio matrimonio, e non più tre anni come era stato sino ad oggi. Il testo, approvato in prima lettura alla Camera, modificato al Senato, e messo ancora alla Camera per il voto definitivo, prevede anche delle novità sulla comunione dei beni.

“È una norma di civiltà. Sono decenni che il Paese aspetta norme più moderne che accorcino i tempi del divorzio riducendo peraltro quelle conflittualità di cui sono vittime in primo luogo i figli delle coppie che scelgono di separarsi”, ha detto oggi in aula la relatrice Alessia Morani. “Così non si distrugge la famiglia, anzi, investire sulla libertà e sulla responsabilità rafforza i legami”, ha messo in chiaro Fabrizia Giuliani del Pd.

Ecco cosa prevede il divorzio breve: prima di tutto per porre fino al proprio matrimonio non si deve più aspettare tre anni, e questo indipendentemente dalla presenza di figli o meno; restano i due gradi di giudizio. Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale.

Novità per la divisione dei beni: la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale di stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

Stralciata dal Senato la norma che prevedeva il divorzio ‘lampo’, cioè senza separazione, grazie alla quale il divorzio poteva essere chiesto, anche in assenza di un periodo di separazione, da entrambi i coniugi con ricorso congiunto all’autorità giudiziaria competente in assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli con meno di 26 anni economicamente non autosufficienti. Tale norma avrebbe rallentato il percorso dal momento che a riguardo ci sono stati dei contrasti che avrebbero potuto spaccare la maggioranza. È stato dunque deciso di affrontare la discussione con un percorso autonomo e di garantire tempi brevi all’approvazione definitiva.