Anoressia e bulimia colpiscono sempre più ragazzine tra gli 8 e i 12 anni e anche i ragazzi non sono immuni: si conta 1 ragazzo ammalato su 9 ragazze. Parlarne e chiedere aiuto a specialisti è la prima cosa da fare se si hanno già dei campanelli d’allarme

anoressia

Ieri, 15 marzo, ha avuto luogo la quarta edizione della Giornata del fiocchetto lilla per combattere insieme i disturbi del comportamento alimentare. Il 40 % dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata), che solo in Italia interessa 3 milioni di persone, si manifesta tra i 15 e i 19 anni. Ma i dati indicano che negli ultimi tempi c’è stato purtroppo un notevole abbassamento dell’età, dagli 8 ai 12 anni.
Ne soffrono particolarmente le ragazze, ma questi disturbi stanno iniziando a coinvolgere ormai da qualche anno anche i maschi. Secondo i dati riportati si conta 1 ragazzo ammalato su 9 ragazze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato che anoressia e bulimia sono tra gli adolescenti la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

Gli esperti spiegano che ci sono diversi campanelli d’allarme che possono volgere l’attenzione su una possibilità di sviluppo di tali disturbi, e sono: preoccupazione per il cibo e il peso; dieta eccessiva; conto delle calorie; pesarsi più volte al giorno; sentimenti di colpa e di vergogna relativamente all’alimentazione; sentirsi grassi pur avendo un peso normale; eccessiva attenzione all’esteriorità; ipersensibilità verso qualsiasi tipo di critica; e cambiamenti emotivi.

La Giornata del fiocchetto rosa è nata proprio con lo scopo di fare prevenzione e informazione, perché ogni anno 10mila persone entrano in un tunnel di bugie e fame che spesso le famiglie non riescono ad intercettare non chiedendo quindi in tempo il giusto aiuto. La prima cura per i disturbi alimentari è infatti parlarne, chiedere aiuto a specialisti, avere un approccio multi disciplinare, che affronti sia i problemi alimentari che quelli familiari e psichici, perché uscire dalla malattia si può. Circa il 35% dei malati guarisce in 3 anni, e un altro 35% in 6, mentre gli altri sviluppano la cosiddetta fase cronica giungendo spesso alla morte.