Le prenotazioni al parco divertimenti della California sono calate drasticamente dopo la notizia di un’epidemia di morbillo. Ma potrebbe essere un falso allarme
Disneyland

Grande panico tra le mamme californiane per la notizia di un’epidemia di morbillo al parco divertimenti Disneyland, uno dei più grandi al mondo, inaugurato nel 1955 e distante solo 30 chilometri da Los Angeles. A riportare la notizia sono alcuni media americani dopo aver appreso tra i vari social network della ‘misteriosa’ epidemia scoppiata all’interno del parco in seguito alla visita a Disneyland di una straniera, che aveva contratto la malattia nel proprio paese e contagiato altre persone. Ma potrebbe trattarsi solo un falso allarme, niente di sicuro. Ancora, infatti, non è stato confermato se effettivamente ci siano stati casi di morbillo, ma anche se così fosse non provocherebbe certo un pericolo mortale. Tuttavia, dopo la diffusione della notizia e dell’allarme, le prenotazioni sono calate drasticamente e il numero dei visitatori è precipitato. I genitori americani, nel dubbio, preferiscono disertare il parco nell’attesa di notizie più confortanti. Il morbillo potrebbe causare seri problemi ad una donna incinta o agli anziani che soffrono di patologie respiratorie e risultare fastidiosa per adulti sani. Inoltre è estremamente contagiosa per i bambini (oltre il 90% dei non immunizzati che condividono spazi con una persona malata verranno a loro volta contagiati). In questo caso però c’è chi sospetta di un sabotaggio o quantomeno di un eccessivo allarme, dal momento che la presenza di persone ammalate e il conseguente contagio potrebbe avvenire in qualunque momento e in qualunque posto. A farne le spese sono i gestori che, dati i costi elevatissimi per il funzionamento del parco divertimenti, riescono ad incassare solo dopo una certa soglia di visitatori. La direzione ha quindi in programma una disinfestazione con sostanze chimiche in grado di sterilizzare tutti i giochi e le strutture in modo da tranquillizzare tutti, anche se sarà difficilissimo concorrere con l’influenza che i social network hanno sulle persone.