Il provvedimento sulla tortura è stato approvato alla Camera con 244 sì, 14 no e 50 astenuti. Prima di diventare legge però sarà nuovamente sottoposto all’attenzione del Senato. Pesanti le pene per i torturatori e le aggravanti per gli agenti. Nulle ai processi le informazioni estorte sotto tortura

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L’Aula della Camera ha approvato il ddl sulla tortura con 244 sì, 14 no e 50 astenuti, modificando in parte la versione già approvata dal Senato. Ecco le novità e i punti chiave del provvedimento, che diventerà legge solo fra diverse settimane:

Torturatori in carcere: previste pene pesanti contro chi tortura. La punizione per il nuovo reato introdotto nel codice penale prevede la reclusione da 4 a 10 anni per chiunque, tramite violenza o minaccia, sottoponga intenzionalmente una persona a sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere dichiarazioni o informazioni, o vinca una resistenza, o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose.

Aggravante per agenti: la pena si aggrava da 5 a 15 anni se il torturatore è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che abusa di potere o viola i suoi doveri. La pena massima è dunque di 15, e non più di 12, e la minima di 5, ma con una postilla, ovvero che “la sofferenza inflitta deve essere ‘ulteriore’ rispetto all’esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti”. La pena, per pubblici ufficiali e non, sale di 1/3 in caso di gravi lesioni, di 2/3 per morte non voluta della vittima, trasformandosi in ergastolo in caso di decesso causato volontariamente. La legge introduce inoltre il reato di istigazione del pubblico ufficiale ad un collega a commettere tortura con una pena di reclusione da 1 a 6 anni.

Stop espulsioni: è vietata assolutamente l’espulsione o il respingimento verso paesi che praticano la tortura o dove la violazione dei diritti umani risulta grave e sistematica.

Dichiarazioni estorte nulle: Qualsiasi informazione estorta sotto tortura è ritenuta nulla e non utilizzabile in un processo. Possono valere però come prova contro gli imputati di tortura.

Niente immunità: I cittadini stranieri che sono condannati per tortura in un altro Stato o da un tribunale internazionale non possono godere di immunità dalla giurisdizione.