Barack Obama ha confermato la morte della cooperante americana Kayla Mueller: “Sono stati gli jihadisti”. Una zia: “Ha fatto più lei nei suoi incredibili 26 anni di quanto molti possano anche solo immaginare di fare in tutta la loro vita”

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Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha confermato la morte della giovane cooperante Kayla Mueller, ma smentisce assolutamente la versione dell’Isis secondo cui la giovane sia morta sotto il bombardamento di un raid aereo giordano. Per Obama non ci sono dubbi. Ad averla uccisa sono stati proprio gli jihadisti che hanno rapito Kayla il 4 agosto del 2013 e che avevano chiesto un pagamento per il riscatto al governo americano. Ma l’America non si piega al terrorismo: “Dobbiamo continuare ad attenerci alla politica del non pagare riscatti con un’organizzazione come Isis, perché se cominciamo a farlo, non solo finanziamo il massacro di persone innocenti e rafforziamo l’organizzazione, ma rendiamo i cittadini americani bersagli ancora più interessanti per futuri rapimenti”, ha detto il presidente Obama.

Dopo la conferma della sua scomparsa, parenti e amici di Kayla Mueller, fino a ieri fiduciosi che potesse essere ancora viva e che quello dell’Isis fosse solo un montaggio o un messaggio di propaganda, si sono riuniti per renderle omaggio nella sua città, a Prescott, in Arizona. Una sua zia con la voce stroncata dal dolore l’ha voluta ricordare in questo modo: “Kayla aveva la vocazione di aiutare chi soffre, che fosse qui a Prescott o dall’altra parte del mondo. Ha fatto più lei nei suoi incredibili 26 anni di quanto molti possano anche solo immaginare di fare in tutta la loro vita”.

Kayla Mueller era stata rapita ad Aleppo il 4 agosto del 2013 ed è la prima donna americana sequestrata e il nono ostaggio ad essere stato ucciso dai militanti jihadisti; prima di lei James Foley, Steven Sotloff, David Haines, Harvè Gourdel, Alan Henning, Haruna Jukawa, Kenji Goto e Muath al-Kasaesbeh.

Kayla non voleva assolutamente che i negoziati per la sua liberazione fossero a carico dei suoi genitori. Lo aveva scritto in una lettera fatta consegnare alla sua famiglia da alcuni suoi compagni di cella, rilasciati dall’Isis probabilmente a novembre: “Se c’è qualsiasi altra opzione, percorretela, anche se dovesse volerci più tempo. Questo non sarebbe mai dovuto diventare un peso per voi. Nessuno poteva sapere che ci sarebbe voluto così tanto, ma sappiate che anch’io, dalla mia parte, sto combattendo nei modi in cui posso e ho ancora molto spirito combattivo dentro di me(…). Mi mancate tutti come se fosse passato un decennio dalla nostra separazione forzata. Ho trascorso lunghissime ore a pensare, pensare e ripensare a tutte le cose che farò, al nostro primo viaggio di famiglia in campeggio, al primo incontro all’aeroporto. Ho avuto molte ore per pensare a come, nella vostra assenza, a 25 anni ho finalmente compreso il vostro posto nella mia vita (…). Non sto andando in pezzi e non cederò, non importa quanto tempo sarà necessario, so che vorreste che io rimanga forte. E’ esattamente ciò che sto facendo. Non abbiate paura per me. Continuate a pregare come faccio io, e con il volere di Dio presto saremo di nuovo insieme. Tutto il mio bene, Kayla”.