Dopo sette anni dalla riforma Gelmini i sindacati si riuniscono in piazza contro il ddl scuola per lo sciopero generale. Massimo Di Menna: “Serve un piano di assunzioni e serve che sia fatto per decreto. No all’art.12 al ddl, che per dare retta alla Corte europea stabilisce che dopo 3 anni di lavoro precario un docente sia licenziato. No infine al preside con super poteri”. Francesca Puglisi: “Sciopero ingiusto”

sciopero generale contro il ddl scuola

Dopo quasi sette anni, dal palco della manifestazione delle Rsu della scuola organizzata ieri dai sindacati di categoria a Roma, è stato annunciato per il 5 maggio uno sciopero unitario contro la riforma della scuola del governo Renzi. Lo sciopero, indetto da Flc-Cgil, Uil scuola, Cisl scuola, Gilda-Unams, Snals-Confsal, riunirà quindi tantissimi rappresentanti dei lavoratori, che non erano così compatti dai tempi della rivoluzione della Gelmini sul tempo pieno e il maestro unico.

“Manifesto rispetto per chi sciopera. Stiamo cercando di costruire consenso su ‘La buona scuola’, riforma culturale rivoluzionaria”. E’ la risposta su Twitter del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.
“Questa è la prima mobilitazione dopo il ddl varato dal governo e credo che unitariamente bisogna decidere di proseguire anche con lo sciopero generale”, ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenendo alla manifestazione romana.

Il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, vuole assolutamente difendere la scuola italiana statale: “Siamo preoccupati perché è in atto uno scontro tra il governo e la scuola e tra il governo e il Paese, e non serve. Noi vogliamo difendere la scuola italiana”. “Nelle prossime ore manderemo una lettera al ministro dell’ Istruzione, Stefania Giannini, e al premier Matteo Renzi per comunicare che il 5 maggio la scuola si fermerà. Abbiamo incontrato le forze parlamentari per spiegare le nostre ragioni e non siamo stati ascoltati dal governo. Serve un piano di assunzioni e serve che sia fatto per decreto. No inoltre all’art.12 al ddl, che per dare retta alla Corte europea stabilisce che dopo 3 anni di lavoro precario un docente sia licenziato. No infine al preside con super poteri”, ha aggiunto Di Menna.

A difendere l’operato del premier Renzi e del suo governo è Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria nazionale Pd: “I sindacati ritrovano l’unità contro il ddl sulla buona scuola, mentre marciavano divisi durante il governo Berlusconi, nonostante i tagli dell’allora ministro Gelmini. È uno sciopero ingiusto, perché l’esecutivo Renzi stabilizza 100 mila precari, stanzia 200 milioni per il merito, investe 40 milioni per la formazione, destina 500 euro agli insegnanti per i consumi culturali”.

“Il ddl ha dei lati positivi, quali l’assunzione di tanti insegnanti in più, ma ci sono altri punti che vanno corretti, quali il reclutamento degli insegnanti”, sottolinea invece Stefano Fassina, deputato Pd, anche lui presente alla manifestazione di contestazione al ddl scuola. “La buona scuola non è certo quella del ddl di Renzi dietro la bandiera mediatica dei 100 mila precari assunti. La buona scuola è quella pubblica, fatta di tutte le persone che hanno protestato in piazza”, aggiunge Massimo Cervellini, vicepresidente della Commissione Lavori pubblici.