Quando il black out ha colpito Washington si è subito ipotizzato un atto di cyberterrorismo, ma il Dipartimento di sicurezza nazionale ha escluso questo timore. L’interruzione temporanea dell’energia elettrica è stata causata dall’incendio di un importante impianto del Maryland

black out Washington

Washington è stata colpita ieri da un black out e da temporanee interruzioni di corrente elettrica. Sono rimaste al buio dalla Casa Bianca al dipartimento di Stato, fino al Congresso e al dipartimento di giustizia. Lo hanno riferito diversi media Usa che hanno anche precisato che le luci si sono abbassate fino all’intervento dei generatori di emergenza. I briefing che erano in corso in quel momento sono stati conclusi in maniera abbastanza frettolosa con l’aiuto della luce dei cellulari.

L’interruzione dell’energia elettrica ha colpito diversi musei della città, che sono stati evacuati, e numerosi semafori sono saltati con inevitabili conseguenze sul traffico. Molte stazioni della metro hanno potuto funzionare solo con l’illuminazione di emergenza. Come conferma la società elettrica PepCo, che fornisce i servizi energetici a Washington, in tutto sono andate fuori uso 79 centraline. L’iniziale reticenza della stessa società a spiegare le cause del black out ha fatto allarmare tutti ipotizzando si trattasse di un atto di cyberterrorismo, eventualità esclusa subito dal Dipartimento di Sicurezza nazionale. Alla base dell’interruzione di energia sembra ci sia stato infatti un incendio di un importante impianto gestito da Smeco, nel sud del Maryland. Lo ha riferito al Washington Post la portavoce del Dipartimento per la sicurezza e la gestione delle emergenze della capitale, Nicole Chapple. La luce alla Casa Bianca e al congresso è ritornata nella serata di ieri, mentre manca ancora in molti edifici governativi e residenziali del centro di Washington.