Il ministro greco ha minacciato di fornire i documenti ai migranti e mandarli nell’Ue e in Germania se Atene non riceverà presto gli aiuti. E se tra i migranti si nascondono terroristi sarà responsabilità dell’Europa

Panos Kammenos

Il ministro della Difesa greco Panos Kammenos, capo degli ultranazionalisti di Anel, ha minacciato l’Europa e Berlino, avvertendo che se Atene non riceverà aiuti e i partner europei continueranno a “maltrattare” la Grecia, un’ondata di immigrati invaderà Ue e Germania. “Se abbandoneranno la Grecia devono sapere che i migranti riceveranno i documenti e andranno a Berlino”, ha aggiunto il ministro. E se tra i migranti si nascondono dei terroristi, allora sarà l’Europa la responsabile.

Le reazioni dei tedeschi sono immediate. Parla il cristianodemocratico Roderich Kiesewetter, della Commissione Affari esteri del Bundestag, che ha definito le dichiarazioni del ministro greco “totalmente inaccettabili”. “Sta strumentalizzando il destino dei rifugiati per imporre la propria agenda economica” ha aggiunto Kiesewetter. Così crede che bisogna contro-minacciare buttando Atene fuori dall’area Schengen. Dello stesso parere anche Bernd Lucke, capo del partito anti-euro Afd, che ritiene infamanti tali affermazioni e chiede “un immediato e definitivo” blocco degli utenti finanziari alla Grecia.

Nel frattempo Berlino smentisce la possibilità che ci potrebbero essere terroristi tra i rifugiati in Germania: “Finora non ci sono indizi di questo tipo”. Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, presenziando a Bruxelles per l’incontro con gli omologhi europei, ha detto: “I greci devono realizzare tutto quello su cui si sono impegnati e devono evitare di prendere decisioni unilaterali che non siano concordate con la Troika”, sottolineando che l’obiettivo primario della riunione per i tedeschi, dalla quale non erano ancora attese conclusioni definitive, era reintrodurre un monitoraggio più stretto dei progressi fatti dalla Grecia, da parte degli emissari di Bce, Fmi e Ue.

Nonostante le minacce però, a Bruxelles si continua a trattare. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, al termine della riunione dei ministri delle finanze ha detto: “Esborsi anticipati da parte dell’Eurogruppo alla Grecia sono fuori discussione, se non c’è un accordo sulle riforme e sulla loro attuazione”. “Sarei aperto solamente su un punto: se ci fosse un accordo complessivo e ci fosse un’attuazione ben avviata, potrei valutare la divisione in tranche dell’esborso, come abbiamo già fatto” ha aggiunto, specificando che ormai non c’è più tempo da perdere e che “le discussioni tecniche per concludere la revisione del programma inizieranno mercoledì prossimo a Bruxelles”.

La situazione si è così complicata nel giorno dell’avvio del programma monetario di Mario Draghi. Lo ha confermato anche la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha affermato che la loro intenzione è quella di far rimanere la Grecia nell’Eurozona. “Per molti anni abbiamo lavorato per questo, ma naturalmente ci sono due facce della stessa medaglia: una è la solidarietà e l’altra è la determinazione a spingere sulle riforme. Se la via è questa c’è ancora molta strada da fare” ha aggiunto la Merkel. Quindi l’accordo sembra proprio lontano. Atene ha pagato la prima tranche di 310 milioni del prestito del Fmi di marzo, ma deve rimborsare complessivamente 1,5 miliardi nelle prossime due settimane.