Più che immagini da ammirare, le opere rinascimentali sono colme di messaggi da decifrare, pullulano di simboli e significati nascosti

Siamo abituati ad ammirarli per la loro bellezza, eppure i dipinti rinascimentali sono carichi di significati che non si è in grado di comprendere. Risale al Rinascimento, infatti, la pubblicazione dei primi manuali di simbologia che spinse i pittori a comunicare le loro idee rivoluzionarie attraverso le proprie opere.
I temi di morte caratteristici del Medioevo, scompaiono dai dipinti del ‘400 e del ‘500 per lasciare spazio a immagini di vita e di rinascita.

L’uomo diventa più importante, tutto ruota attorno a lui, e viene raffigurato come un piccolo dio che può ambire a raggiungere la perfezione divina.

Di seguito riportiamo alcuni dipinti che traboccano di simboli nascosti.

Nascita di Venere

Analizzando la “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli (1482-85), si può comprendere come dietro questo capolavoro ci sia la filosofia neoplatonica che sottolinea il legame tra l’uomo e Dio. Il concetto viene dimostrato dalla raffigurazione di elementi pagani e cristiani. Al centro del dipinto, infatti, la Venere nuda ma casta che si copre con mani e capelli, quasi ricorda la Madonna cristiana. La conchiglia è legata al mito che vede nascere la dea dal mare, allo stesso tempo però rinvia all’immagine di una fonte battesimale, con l’acqua purificatrice del battesimo. La bellezza mostrata in questo dipinto oltre che carnale è anche spirituale e l’amore non è solo un piacere terreno ma anche energia vitale, come sottolineato dal soffio “fecondatore” di Zefiro, il dio pagano con le ali da angelo.

 

Allegoria del Trionfo di Venere

Anche l’ ”Allegoria del Trionfo di Venere” del Bronzino è piena di simboli: la donna in primo piano è Venere, identificata dal pomo d’oro, collegato all’episodio mitologico del “giudizio di Paride”. Il putto che sparge petali alla sua destra, rappresenta la Gioia, il momento del piacere, il putto che la bacia è invece Cupido. La figura dietro che si dispera è la Gelosia, mentre, l’uomo alato che stendendo un panno sulla scena pone fine alla gioia e agli inganni d’amore, è il Tempo. Dietro alla Gioia troviamo l’Inganno, raffigurato da una fanciulla col viso grazioso, ma con il corpo di serpente e le zampe di leone, che in una mano tiene il miele e nell’altra uno scorpione. Durante il bacio, infatti, mentre Venere ruba una freccia a Cupido, lui tenta di sfilarle il diadema.

 

Sogno del cavaliere

Nel “Sogno del cavaliere” di Raffaello, l’uomo diventa protagonista. In quest’opera l’artista ha l’intento di armonizzare le due vie della perfezione: la virtù e l’amore. Non intende spingere a scegliere tra l’una o l’altra ma vuole far capire che le due alternative possono stare in equilibrio. Al centro dell’opera troviamo un cavaliere che dorme e sogna; dietro una pianta, l’albero della vita, che divide la scena in due e rappresenta la connessione tra la terra (l’uomo) e il cielo (Dio).
A sinistra del dipinto c’è la Virtù, rappresentata da una donna casta armata di spada (l’arte militare) e di un libro (la saggezza), a destra invece c’è una donna provocante che regge un fiore, simbolo dell’amore. Un ulteriore differenza tra le due parti della scena sono i diversi paesaggi: da un lato troviamo un paesaggio montano impervio e dall’altro un panorama sereno.

 

San Girolamo nello studio

Con il “San Girolamo nello studio” di Antonello da Messina, il santo diventa un umanista. San Girolamo, di solito ritratto nel deserto, adesso viene rappresentato in uno studio, intento alla lettura come fa un dotto umanista. Tra i simboli che lo caratterizzano ci sono la Bibbia, che egli tradusse in latino. In basso, due uccelli, una coturnice simbolo del male e un pavone simbolo di onniscienza e di rinascita, si danno le spalle simboleggiando il rifiuto del male (la coturnice) da parte della virtù (il pavone). Le piante poste ai piedi del santo, un bosso e un geranio, rappresentano uno la fede nella Salvezza divina e l’altro il riferimento alla Passione di Cristo. Mancano il teschio e la clessidra, simboli medievali associati a Girolamo che richiamano la meditazione sulla morte, mentre è presente il leone che il santo guarì togliendogli le spine dalle zampe.